martedì 20 aprile 2010

Ironia

Ma cos’avrà mai fatto, il Pupone, per scandalizzare mezza Italia? Si è forse prodotto in qualche gesto o espressione scurrile? Macché. Totti ha solo irriso gli sconfitti del derby, abbassando i pollici per augurare loro la serie B. Non un comportamento da sportivo. Ma da tifoso sì. Il tifo è la rivisitazione delle nostre infanzie. Una seduta pubblica di psicanalisi, tollerata finché qualcuno non si mise in testa che gli sfottò dei tifosi fossero la causa scatenante delle violenze degli ultrà. Che è come imputare i delitti di un serial killer alle zingarate di «Amici miei».

Il violento è violento perché prende tutto sul serio, soprattutto se stesso. Eppure, per non eccitare la suscettibilità di gente manesca e disperata a cui andrebbe semplicemente vietato di riunirsi in club organizzati, si pretende di trasformare il calcio in una palestra di buoni sentimenti, estirpando quell’effetto di macchina del tempo che ci permetteva di andare allo stadio per evadere dalla realtà con lo sberleffo malizioso del bambino. Ricordo quando il mio Pulici entrava in campo nei derby pulendosi le scarpe su uno striscione che raffigurava una zebra con la scritta: «La pietà». O, con molto meno piacere, quando lo juventino Maresca mostrò le corna ai tifosi del Toro dopo un gol. Nessuno azzardò un nesso fra quei gesti e l’uso di spranghe e motoseghe. La strafottenza era ancora parte del gioco. Come le interviste dissacranti dell’interista Prisco: «Se un milanista mi dà la mano, poi me la lavo. Se me la dà uno juventino, poi mi conto le dita». Oggi lo squalificherebbero a vita.

di Massimo Gramellini; LA STAMPA

lunedì 19 aprile 2010

Isteria

La Lazio conduce di un goal sulla Roma con rete di Rocchi nel primo tempo. Siamo a inizio ripresa, calcio di rigore per fallo di Cassetti su Kolarov: Floccari sul dischetto, tiro, parata di Julio Sergio. La Roma inizia a giocare, pareggia con rigore di Vucinic, e va in vantaggio con una punizione dal limite del montenegrino, con quel genio di Brocchi che si toglie dalla barriera. La partita continua, la Roma intensifica la sua principale abilità: l'ostruzionismo e l'antisportività, per arrivare al noventesimo. Toni, quasi 100 kg, sviene appena viene toccato da un sospiro di un laziale, ma, d'altra parte, non si rifiuta di picchiare, Perrotta si comporta analogamente, Menez cade a terra invocando falli che non si fischierebbero neanche ad una bambina di 10 anni, e Totti, alla fine di una partita vinta senza merito, e grazie alla sua uscita dal campo, fa strani gesti alla sua curva, atti a prendere per il culo l'avversario. Reja, più o meno provocatoriamente, chiede 10 giornate al capitano giallorosso.
Caro Edy, Totti, nel bailamme romano, è tra quelli che si è comportato meglio o, se preferisci, meno peggio. Io piuttosto mi arrabbierei molto di più con il modo scorretto di giocare di Luca Toni, ben peggiore della furbizia alla Inzaghi.

sabato 17 aprile 2010

Strappo alla regola

Fossi un giovane allievo delle scuole contemporanee di giornalismo non mi permetterei un articolo come questo. Una delle prime regole che viene suggerito di adottare -mi dicono- è infatti quella di iniziare occupandosi del vincitore. Mi è accaduto invece, nel corso del pomeriggio tv trascorso nell'ombra del mitico Tommasi, di entusiasmarmi, e più di una volta, per il tennista che ha finito col perdere il match, Jo Wilfried Tsonga. Francese di ascendenza congolese, Jo ha certo approfittato della invidiabile organizzazione scolastica del tennis francese, ricopiata dalle ammirevoli strutture della grande Ecole Polytechnique. Ma, più di questa educazione tennistica, sembrano assisterlo altri talenti. La sua creatività non è infatti minore delle sue qualità atletiche, degne di un fenomeno del basket, ma non solo. Quel che pare distinguerlo da altri, sempre più omologati, addirittura robottizzati, sono i mutamenti gestuali e creativi. Per ragioni legate non soltanto a scelte tecniche, quanto a ribaditi infortuni, Tsonga non si era, sin qui, visto spesso sui campi rossi, che non sembrano il palcoscenico più adatto alla sua recitazione. E tuttavia, mi facevano notare alcuni eccellenti colleghi francesi, si sarebbe potuto, in vari modi, paragonarlo a un altro grande francese di ascendenze coloniali, Yannick Noah. Anche lui pronosticato specialista da terreni rapidi, grazie alla sua inclinazione aggressiva ed aerea: e, alla fine, vincitore proprio sui fondi meno adatti, le sabbie di Parigi e di Roma. Oggi questo ragazzone che si è comunque insediato tra i Primi Dieci aveva di fronte un tipo che di sabbia rossa se ne intende, quel Juan Carlos Ferrero detto "Mosquito", che dalle altezze del n. 1 era retrocesso nei baratri della classifica, ma che si sta ora incredibilmente riprendendo. Iniziata in modo scoraggiante, il match di Tsonga si è ravvivato nel 2° set con alcune affascinanti invenzioni, che spingevano spesso il mio partner tva equivocare sul suo nome, inconsciamente confuso con quello dell'avo Noah. L'ammirevole ritorno in partita di Jo si spegneva, purtroppo, sul traguardo, nell'istante in cui la sua creatività veniva prosciugata da quella carta assorbente dello spagnolo. Sarebbe quindi più corretto che il vecchio scriba si fosse dedicato al ritorno di Ferrero, invece che entusiasmarsi per il gioco dello sconfitto. Ma sono convinto di non sbagliarmi, nell'attendere qualche successo che consenta a tutti di occuparsi con attenzione dell'ammirazione per il nuovo Noah.

di Gianni Clerici; la Repubblica

Omaggio a Maicon Douglas Sisenando


Quant'è forte Maicon!!!

INTER-Juventus 2-0

Un match non brutto, ma poco spettacolare, sbloccato da una prodezza di Maicon, autore di un goal da fuoriclasse assoluto, che solo un brasiliano avrebbe fatto. L'Inter, prima della sua rete, aveva collezionato, sfruttando anche l'inferiorità numerica della Juve, senza l'ingenuo Sissoko dal 37° del primo tempo, occasioni ed errori clamorosi sotto porta, soprattutto con Eto'o e Milito, che si è divorato diversi goal, di cui uno a porta vuota. Dopo la rete di Maicon, invece, ad un quarto d'ora dalla fine, Balotelli, subentrato ad un inconsistente Pandev a inizio ripresa, ha colto una traversa clamorosa su punizione, disegnando una traiettoria perfetta, mentre nel secondo minuto di recupero Eto'o, servito da una ciabattata di Muntari, da poco entrato in campo, realizza nell'area piccola il raddoppio.

venerdì 16 aprile 2010

Amarcord

"Fu tosta, ma vincemmo contro gli spagnoli. Ed è una delle soddisfazioni che ancora oggi porto con me". L'unico nerazzurro ad aver battuto il Barcellona segnando sia all'andata che al ritorno (e nel mezzo, addirittura in una terza gara sospesa per nebbia, quindi una tripletta di fatto), ha sempre avuto un destino nel nome: Roberto Boninsegna. Il terzo capocannoniere assoluto nella storia centenaria interista riuscì nell'impresa nel suo primo anno con l'Inter. Correva il 1970 e Bonimba, come ancora oggi lo chiamano i suoi inossidabili fans, era appena approdato alla corte del presidente Fraizzoli. "Fu un grande momento, il Barça è, da sempre, una delle migliori formazioni del mondo", dice senza fronzoli, quasi brusco, com'è nel carattere di questo ex centravanti che nella vita e nella carriera si è sempre fatto rispettare andando avanti da solo, a suon di portieri battuti e stopper beffati. Senza raccomandazioni, sponsor e con poca diplomazia, ma con tanta, tanta sostanza in campo. Lui, nato nell'Inter, innamorato dell'Inter, tornava a casa. (Ri)acquistato dal Cagliari di Gigi Riva e non per due soldi. Ai rossoblu andarono tre calciatori del calibro di Domenghini, Gori e Poli. E in quel '70 lo scambio sembrò dare ragione ai sardi che vinsero il primo, unico, clamoroso scudetto proprio davanti ai lombardi. Ma i sette anni di Boninsegna milanese avrebbero poi riequilibrato quel giudizio: con il numero nove al centro dell'attacco, la squadra di Gianni Invernizzi vinse in eclatante rimonta il tricolore dell'anno seguente; quindi raggiunse l'ultima finalissima di Coppa Campioni arrendendosi solo all'Ajax del divo Cruijff e il bomber conquistò per due volte il titolo assoluto di capocannoniere (in anni in cui c'era da giocarsela con attaccanti fenomenali, qualche nome: Gigi Riva, Paolino Pulici, Giorgio Chinaglia, Pietro Anastasi, Luciano Chiarugi, Pierino Prati) . "Diciamo che lo scambio andò bene sia all'Inter che al Cagliari, alla fine", taglia corto Roberto, quasi dovesse liberarsi con una gomitata di un difensore assillante sotto veste di una domanda non proprio gradita.

Ma andiamo a quella sfida in Coppa delle Fiere. "Non si può dimenticare, ma i dettagli beh, è roba di quaranta anni fa, non chiedetemi di rammentare tutti i particolari", gioca d'anticipo il goleador che unisce diverse generazioni di tifosi (anche grazie ai filmati di YouTube che lo mostrano ancora oggi ai più giovani nelle sue acrobazie in area di rigore). Le cronache dicono che il 14 gennaio 1970 si giocavano gli ottavi di finale della prestigiosa Coppa delle Fiere - oggi assimilabile all'Uefa League - e che l'Inter era attesa a Barcellona nel celebre Nou Camp. Si va in campo in una Spagna ancora dominata dal franchismo ma dove Francisco Franco, appena un anno prima, aveva nominato il suo erede in Juan Carlos I di Borbone (che alla sua morte, nel 1975, sarebbe stato incoronato re). L'Inter gioca dunque in uno dei tempi del grande calcio. E qui Bonimba ti sorprende per la nitidezza di certi ricordi: "Quello stadio era da brividi. Mamma mia, ti perdevi a girarlo tutto. Ce lo fecero visitare perché era un gioiello, c'era persino una piccola chiesa, lì dentro. E poi gli spalti, l'accuratezza degli spogliatoi, il lungo sottopassaggio, insomma, tutto ti intimoriva già prima di calcare il prato". Intimoriti, voi? "No, no, che c'entra, dicevo in generale perché noi personalmente non eravamo tipi da disorientarci troppo, tanto che una volta in campo prima io e poi Mario Bertini andammo in gol". Già, difficile immaginare grossi imbarazzi in una formazione che nel match iberico schierava Vieri, Burgnich, Facchetti, Bellugi, Landini, Cella, Suarez, Mazzola, Boninsegna, Bertini, Corso. C'era ancora un bel po' di Grande Inter, insomma. "La buttai dentro quasi subito - continua Bonimba - poi loro ci ripresero e Mario (Bertini, ndr), ci riportò in vantaggio. Credo tutto nel primo tempo. Nella ripresa fu un assedio ma la nostra difesa difficilmente prendeva due gol in una stessa partita...". Quasi perfetta la sua ricostruzione: gol di Bobo al settimo, pari della mezzala Fustè al ventesimo e nuovo soprasso nerazzurro al trentaduesimo. Inutile predominio blaugrana nel secondo tempo e qualificazione che prende la strada di Milano. "C'erano parecchi nostri tifosi e fecero una festa incredibile per le ramblas, ma io sapevo che sarebbe stata ancora dura. Se c'era ancora il franchismo? Sinceramente rammento solo che quella sera la Spagna mi sembrò bellissima". Succede quando si vince su un campo che ha fatto la storia del football.

Poi Bonimba ha un lampo: "Aspetta un attimo: ma se non ricordo male giocammo tre volte contro il Barça". Tre volte? "Sicuro, una fu sospesa per nebbia ma eravamo in vantaggio e indovinate di chi era il gol? Mio...". Un precedente sparito da tutti gli almanacchi. Ma Bobo ha ragione, come testimonia il più completo (e incredibile) archivio informatico sulla storia dell'Inter che si deve a un ragioniere, Tommaso De Lorenzis, ideatore di www. storiainter. com, un diluvio di dati, formazioni, notizie, immagini, match ufficiali e amichevoli, imperdibile per un interista. La partita rinviata si disputò il 28 gennaio 1970 e Bonimba al quindicesimo siglò il vantaggio lombardo. Inutile perché, implacabile, la nebbia al trentatreesimo mise fine alla contesa. "Gol non conteggiati perché c'era la nebbia o la neve, gol non conteggiati perché c'era stato il 2 a 0 a tavolino per intemperanze del pubblico, gol non conteggiati per ininfluenti deviazioni che li trasformavano in autoreti: sinceramente me ne sono state sottratte molte di segnature e con i regolamenti odierni, dove ti attribuiscono la rete basta che il tiro è partito da te, i numeri dei miei gol sarebbero molto, molto più grandi", si lamenta Boninsegna. Aggiunge: "Persi il mio terzo titolo assoluto di capocannoniere per un autogol che non lo era...". Difficile dargli torto.

Si decide tutto il 4 febbraio. L'Inter, rispetto all'andata, recupera Jair (che nel corso della gara sarà sotituito da Reif, mentre Suarez lascerà spazio a Corso). "Non fu semplice, il Barcellona ha nel suo Dna il non arrendersi mai e poi c'era un'ala col nome strano (Rexach, una delle colonne del team, attaccante tecnico ma anche di temperamento che giocherà di lì a qualche anno con Cruijff e Neeskens in un Barça stellare) che ci fece ammattire. Feci ancora gol all'inizio (18') ma l'ala spagnola pareggiò subito (29') e la gara restò in equilibrio fino al termine. A noi stava bene il pareggio: e passammo il turno". La corsa dell'Inter di Heriberto Herrera si fermò in semifinale con l'Anderlecht ma quel risultato resta tra le vittorie di prestigio nerazzurre. "E mi ha insegnato una cosa: quando incontri squadre così grandi, hai una sola possibilità per superarle: attaccarle. Non sono abituati a subire. In quei tre match, in certe fasi, noi ci comportammo così. Se invece indietreggi fai una frittata". E Bobo, sangue nerazzurro nelle vene, indica la strada ai suoi eredi: Milito, Balotelli, Etoo, Sneijder. "Ragazzi fortissimi, capaci di ogni cosa. E più fortunati di noi a quei tempi": Perché, Bonimba? "Perché nell'unica Coppa Campioni interista che disputai arrivammo fino in fondo, era il 1972, ma la finale era fissata in Olanda, praticamente in casa dell'Ajax. Invece adesso se si arriva all'atto finale si giocherà a Madrid e senza squadre spagnole. E, mi creda, non è poco...".

di Giovanni Marino; la Repubblica

giovedì 15 aprile 2010

Tutto va a rotoli?

Dentinho, calciatore del Corinthians,
ha la sua ricetta.

Il debuttante

Danny Rose, 20 anni da compiere a luglio.
Vi esorto a cercare il video del suo goal:
ha aperto le marcature in
Tottenham-Arsenal 2-1.

BRANCAleone


  • Nikola Kalinic (Blackburn Rovers): prima punta croata molto giovane (classe 1988), e soprattutto completa, moderna. Un attacante che in questo ricorda un certo Diego Milito, cui assomiglia anche fisicamente. Un giocatore piacevole da veder giocare, e che gioca semplice, facendo la cosa giusta al momento giusto, servendosi e del suo istinto e della sua intelligenza, proprio come il Principe Milito. Potrebbe essere assai utile per noi, per permettere di rifiatere maggiormente ai titolari, e sarebbe, in fondo, l'unico alter ego del nostro caro bomber argentino. Altro punto a suo favore, almeno per ora, perché prima o poi esploderà, è il prezzo.
  • Gareth Bale (Tottenham): giocatore fantastico, terzino o esterno sinistro di centrocampo, potrebbe fare anche l'ala. E' ormai superfluo descriverlo: lo si conosce, anche se è nato solo nel 1989, in Galles. Bisogna sbrigarsi e perché continua ad aumentarne il valore e perché prima o poi qualcuno se lo porterà via. E' l'evoluzione di Ryan Giggs: mica male. Questo è un vero fuoriclasse.

Fiorentina-INTER 0-1

La rivincita è riuscita: siamo in finale. Discreta partita, buona prestazione in particolare nella ripresa, in cui abbiamo trovato il goal grazie a Samuel Eto'o, splendidamente servito da Thiago Motta (si vede che ha giocato nel Barça). Tatticamente mi ha colpito la presenza di Maicon a centrocampo, una soluzione che aspettavo da anni, che credo sia stata provata per la sfida col Barcellona, ma che, con la presenza fissa di Santon possa essere usata sempre. Tra i migliori, come spesso accade, c'è Mario Balotelli, autore soprattutto di una spettacolare conclusione dai 30 metri su cui l'ottimo Frey si è opposto giusto con la punta delle dita, deviando la sfera in corner. Venendo a te, caro Mou, mi ha lasciato perplesso l'ingresso del Principe per lo stesso Balotelli, e tu capirai perché.

lunedì 12 aprile 2010

Avviso

Avrete notato senz'altro, con vostro sommo dispiacere, che per diversi dì non ho scritto nulla: me ne scuso, e comunico che non mi riguarderò di quanto è accaduto nelle precedenti giornate.

martedì 30 marzo 2010

Le solite cose

Vero propellente per l'impresa romanista il rito infrasettimanale di Fabio Caressa. Aveva Mexès in collegamento dopo la vittoria a Bologna, voleva fargli dire che un po' allo scudetto ci stava pensando, quello non pronunciava nemmeno la parola. Caressa: «Va bene, allora lo faccio io: SCUDETTO! SCUDETTO! Adesso voglio vedere che effetto ti fa». L'effetto, su Mexès e non solo, è stato particolarmente difficile da affrontare.
L'Atalanta pareggia, il clima allo stadio si fa di nuovo pesante per la Juve, a "Quelli che" Aldo Biscardi ricorda la contestazione dei tifosi prepartita e poi la butta lì: «I tifosi rivogliono anche Luciano Moggi». Ché non si sa mai.
Stessa trasmissione, passano la sequenza davvero notevole di Napoli-Juve con i giocatori che escono stanchi dal campo per l'intervallo: tra gli juventini reduci dai primi 45' c'è Fabio Grosso che parla allegro al cellulare. Per fortuna non si trattava dell'arbitro.
A Firenze Jovetic segna il quarto gol, dalla parte opposta Frey va dietro la porta a festeggiare e trova Vargas, appena uscito, e senza pensarci troppo gli stringe festoso gli zebedei. Marco Cattaneo di Sky: «Frey se la prende coni gioielli di Vargas che è uscito per infortunio, ma non per questo».
«Nel Cagliari Agostini è geometrico e lineare. D'altronde è di Vinci, il paese di Leonardo». (Emanuele Dotto, "Tutto il calcio minuto per minuto"). 
A "Quelli che il calcio" svetta da tempo Ubaldo Pantani, comico di razza, nei panni di Lapo Elkann. Ma la vera chicca è l'imitazione del cuoco della Nazionale di calcio, reso celebre dal micidiale spot pubblicitario tipicamente anni Ottanta, e satireggiato a dovere.
«Un sogno: Blanc all'Inter» (maglietta di tifosi bianconeri a Torino). «Chivu gli ha dato una pedata di frustrazione» (Pietro Vierchowood, Sabato Sprint, Rai Due). «E quindi appuntamento a sabato prossimo per una puntata che sarà lunghissima: peggio per voi» (Un consapevole Fabio Caressa, Sky). «Clima sempre più teso all'Inter: prima dell'incontro tra Mourinho e Balotelli, Moratti li ha perquisiti» (Gene Gnocchi, Sky).

di Antonio Dipollina; la Repubblica

Pazzia

"Quella fu una storia a sé". Rovinata o esaltata dal ricordo, non c'è giorno che i tifosi del Manchester United o del Bayern non tornino alla finale di Champions del ''99. Lì il calcio, oltre la zona Cesarini, scoprì che una normale partita fatta di ossa, tendini, muscoli, sudore, lacrime, scarpe, meraviglie, sbagli, tifo, arbitri, fango, calci al pallone e negli stinchi, si può anche risolvere nella "twilight zone", ai confini della realtà, dove tutto sembra perso da una parte perché tutto sembra pendere dall'altra: "Confermo che esiste un momento, o un gesto, dopo i quali dici: adesso posso anche smettere". Ole Gunnar Solskjaer, quella sera al Camp Nou di Barcellona, entrò a nove minuti dalla fine al posto di Cole: "Ricordo il colore delle gote del mio allenatore Ferguson, viola, e il silenzio rassegnato dei nostri tifosi". Quel che accadde dal novantesimo in poi ("I tre minuti che cambiarono non solo la mia vita di calciatore ma forse anche il mio modo di percepire la realtà") è come se lo avesse scritto Philip Dick. "Neppure noi ci credevamo più ma dovevamo ugualmente insistere". Mario Basler aveva segnato su punizione al 6' del primo tempo. Il Manchester non riuscì quasi mai a rendersi pericoloso. Ferguson camminava su e giù sin dalla vigilia: "Mai visto così nervoso", prosegue Solskjaer. Scholes e Keane erano squalificati. Molti anni più tardi, Sir Alex lo definì "il mio personale sentimento della notte", una specie di buio agonistico tradotto in impotenza dalle incertezze di Beckham e di Giggs.
Entra Sheringham a quindici dalla fine. Poi Solskjaer. Un'irrefrenabile voglia di buttarsi avanti sconquassa l'etica razionale di Ferguson: "Avessi avuto dieci punte le avrei messe dentro tutte". Scade il tempo. Il Manchester sta per consegnare le armi al Bayern coraggioso, ma non stellare, di Hitzfeld, che aspetta il fischio finale con l'attuale juventino Salihamidzic in mezzo al campo. Non si arriverà neppure ai supplementari. Sheringham pareggia nel primo minuto di recupero: "E noi pensammo: che culo!", ammette Solskjaer. Philip Dick stava scrivendo un finale sconosciuto persino ai protagonisti del romanzo. Al terzo di recupero inoltrato, in spaccata, il norvegese rovescia la storia di una partita qualunque e la trasforma in un ricovero collettivo d'urgenza. Migliaia di appassionati possono rivedere questo episodio di "fantascienza" su YouTube. Si vedono marziani festeggiare e marziani disperarsi. Un ragazzo di Manchester scrisse: "Non date retta a questo messaggio, io sono morto quella sera a Barcellona". Uno di Monaco replicò: "Se la metti su questo piano io sono più morto di te".
Ora Solskjaer allena la squadra riserve, i tifosi dell'Old Trafford gli riconoscono lo status di leggenda: "Ma se c'è un fortunato quello sono io". Stasera le due squadre si rivedranno per un quarto di Champions dal sapore indefinibile perché non può esistere ragionevole vendetta per come andò quella sera. Matthaeus finì piangendo in panchina. Keane rimase immobile al suo posto, in tribuna, come se qualcuno l'avesse inchiodato al seggiolino. Di quella sua squadra già facevano parte Giggs, Neville, Scholes e Brown. Ferguson ne è orgoglioso: "Alleno libri di storia che ancora zompettano come ragazzi della primavera". Stasera però saranno Rooney e Robben, acciaccati entrambi, a decidere. Forse. L'inglese ha un piede ferito, l'olandese corre con un polpaccio dolente. Il primo gioca sicuro, il secondo "solo se è al 100%", spiega Van Gaal. Ferguson professa umiltà: "Jitters!", che vuol dire tremarella. Van Gaal ostenta il suo primato: "Non sono mai stato eliminato da un'inglese, ma il Manchester mi provoca ammirazione, quasi gelosia". Quando si incontrarono nel 2001, sempre ai quarti e sempre con quella finale a ronzare nell'anima, la spuntò il Bayern. Tutto è possibile fra marziani.

di Enrico Sisti; la Repubblica

domenica 28 marzo 2010

Manolo's File

"Nonostante abbia 51 anni, Serse Cosmi ha il cappellino in testa da 54 anni."

"Bobo Vieri non parla mai perché è uno che dice quello che pensa."

Gene Gnocchi

Nota

Senza pensare a tutti gli squalificati per la prossima partita contro il Bologna, ma pensando al bene della squadra, anzi al bene di tutti, è necessario far tornare Balotelli tra i convocati.
Anche se non posso sapere come stanno effettivamente le cose, ora bisogna passare, come meglio ritenete, al suo rientro nella squadra.

Roma-INTER 2-1

Che amarezza...


giovedì 25 marzo 2010

INTER-Livorno 3-0

Finalmente una partita degna della nostra fama, anche se contro l'ultima in classifica. Sono andati a segno Eto'o (doppietta) e Maicon, che hanno goduto di due magnifici assist di Thiago Motta.
Note positive Ricardo Quaresma, molto intraprendente ed applaudito dal pubblico, e il rientro dopo il grande spavento di Christian Chivu. Dico infine di aver fisto tutto il secondo tempo (fino all'ingresso di Samuel, ultimo cambio) sperando che entrasse Arnautovic, ma Mourinho non mi ha accontentato.

mercoledì 24 marzo 2010

Numero 12

Ci sono molti mestieri che, per quanto ben pagati, sono oggi da sconsigliare ai giovani: il contamanifestanti alla questura di Roma, l'avvocato divorzista al soldo di un presidente francese, ma soprattutto il portiere di riserva della Juventus. Già il portiere di riserva è una figura patetica: con poche eccezioni l'unico vero vice rimasto nel calcio. È uno che spalma di colla la panchina e si alza solo in caso di infortunio del titolare, a freddo e con l'aura da avvoltoio. Nel caso della Juventus la mestizia del ruolo sconfina in tragedia, per quanto sportiva. Che abbia aspetti ridicoli ne aggrava la crudeltà, togliendole la rispettabilità delle cose serie. Ora tocca a Antonio Chimenti (appellativo al quale sulla stampa di oggi in nove casi su dieci verrà preposto l'aggettivo "povero" e posposto il ferale "detto Zucchina"). Si tratta di un portiere che in Serie A, sia detto, ha esordito parando un rigore con la maglia della Roma, dove era la riserva di Konsel. E che purtroppo uscirà di scena con un doppio sussulto fantozziano: papera su "cassanata" da trenta metri e successivo infortunio alla mano sbattuta su un tavolo dello spogliatoio. Che in mezzo ci abbia messo anche due parate salvarisultato è un dato che il sadismo degli archivi non custodirà. Proviamo quindi a consegnare loro una verità storica: Chimenti era un serio professionista alla soglia della pensione che a quarant'anni ha accettato un ultimo ingaggio alla Juventus per fare da accompagnatore, uomo d'esperienza, balia ai giovani e chiudere la porta, ma dello spogliatoio, affinché gli spifferi non provocassero raffreddori a Buffon e Manninger. Manco riserva, era: riserva della riserva. La sua colpa? Esserlo alla Juventus. Lì, per tradizione, i portieri di riserva vengono demoliti. Quest'anno, se possono (e possono) demoliscono chiunque: allenatori, campioni del mondo, stelle carioca, belle speranze, vecchie glorie. Figurarsi se non spiaccicavano Zucchina. Il portiere di riserva della Juventus è uno che firma un patto con il diavolo sbagliato: vende l'anima e si rovina la carriera. Lo prendono che ha tutta la vita davanti e quando si alza dalla panchina è già passata e manco se n'è accorto. L'unico modo di salvarsi è scappare, come fece Piloni. Finchè c'era Carmignani era considerato un'alternativa (tipo Abbiati e/o Dida). Nel dubbio tra i due la Juventus acquistò Zoff e Piloni assunse le sembianze del proprio cognome: cementato a bordo campo per tre anni, dopodichè se ne andò a cercare spazio altrove, ispirando uno spettacolo teatrale dal titolo "Perseverare humanum est". In casa bianconera fu, invece, diabolico. Presero un'altra figurina di nome Alessandrelli e la parcheggiarono per quattro anni nella fortezza Bastiani ad aspettare i tartari. Arrivarono un pomeriggio d'estate del '79 quando, all'ultima di campionato, con lo scudetto già conquistato, al 19' della ripresa di un tranquillo Juventus- Avellino già sul 3 a 0, Trap bagnò d'acqua santa il portiere di riserva e lo mandò a sostituire Zoff per guadagnarsi il suo quarto d'ora di fama. Infatti in 15 minuti (dal 26' al 41') prese tre gol. Due glieli segnò Gil De Ponti, poi noto a Bologna perché portava a spasso un'oca al guinzaglio. Raccontano che Alessandrelli abbia lasciato in lacrime lo spogliatoio e la Juventus (l'anno dopo era dignitosamente all'Atalanta). Voci meno benigne dissero che la partita era stata battezzata con una X e si trovò una formula elaborata per risolvere l'equazione. A parlar di questi casi si sfoglia davvero l'album Panini e ci si caccia nella trappola della nostalgia dove anche l'errore è mitologico. Il portiere di riserva è oggi invece un ruolo svestito di leggenda. Il 12 ha generalmente buttato il manto del perdente ed è una qualunque pedina del turnover o addirittura uno che mette la freccia e sorpassa il titolare (Sirigu al Palermo, Julio Sergio alla Roma). C'è una sua inedita nobiltà nello scegliere questa condizione, tant'è che ci si è adagiato per il tramonto un campione come fu Toldo, preferendo un po' inspiegabilmente la panchina dell'Inter alla porta di qualunque altra squadra. Dobbiamo essere dunque grati ad Antonio Chimenti per averci fatto rivivere momenti che credevamo perduti: è stato come riascoltare alla radio una canzone che ballavamo fuori sincronia alla Baia degli Angeli di Gabicce o rivedere in tv uno strafalcione di Biscardi quando c'era il "Processo" (perché non c'è più, vero?). E grati alla Juve che, stanca di vincere tutto il possibile, perde l'impossibile. Ora tornano Buffon e Manninger, ma si dice un gran bene del giovane Pinsoglio. Mi dia retta, ragazzo: emigri prima che la promuovano riserva.

di Gabriele Romagnoli; la Repubblica

martedì 23 marzo 2010

Esclusiva

Questa è l'auto (e che auto!) regalata da
Mario Balotelli a José Mourinho.

lunedì 22 marzo 2010

Fonti

"Il Milan contro il Napoli ha segnato sette gol. Solo uno per la Questura."

da "IL GRAFFIO", di Emilio Marrese; la Repubblica

Viva il calcio

"Siamo buoni a nulla, ma capaci di tutto."

Jim Morrison

domenica 21 marzo 2010

Perseverare è diabolico

Lippi, con grande stile, conferma una volta di più, affermando che l'Inter non rappresenta il calcio italiano,  di essere un grandissimo imbecille.

Complimenti, Marcello.

Palermo-INTER 1-1

Siamo partiti alla grande, giocando molto bene e trovando subito il vantaggio con un rigore di Milito, casusato da una trattenuta di Bovo su Lucio. Il Palermo fino al pareggio di Cavani era in confusione, ed era il momento di chiudere la pratica. Proprio come contro il Catania non abbiamo avuto la sufficiente lucidità, cattiveria e fortuna per segnare il raddoppio, e abbiamo subito goal da un Palermo fin lì inconsistente. Nella ripresa l'Inter attacca a testa bassa con scarso profitto trascurando il gioco sulle fasce, anche per la palese e giustificata stanchezza di Maico, che avrebbe meritato la sostituzione più di Santon, la nota più positiva della serata. Il Palermo invece si difende con ordine, e tenta di colpire in contropiede. Pareggio tutto sommato giusto, ma amaro, perché sarebbe bastato davvero poco per vincere.
L'arbitraggio non mi è piaciuto affatto, perché Bovo, già ammonito,  ha compiuto un brutto fallo da dietro su Diego Milito, e, soprattutto, Migliaccio ha distribuito pericolose gomitate a destra e a manca, per cui Muntari si sarebbe procurato 3 giornate di squalifica.

Complimenti ai piani alti: la Serie A è più che mai aperta.

venerdì 19 marzo 2010

Sorteggio

Abbiamo pescato il CSKA Mosca, meno male.
Partita d'andata, in casa è fissata per il 31 marzo, il ritorno per il 6 aprile.
Nella eventuale semifinale incontreremo una squadra fra Barcellona ed Arsenal.

E bisogna dire che la fortuna ci ha aiutati ancora: può essere veramente l'anno buono, perché senza di lei non puoi vincere tale competizione.

giovedì 18 marzo 2010

Dai, dai, dai!!!

Caro Mario, fatti un esame di coscienza rapido ma efficace, e riparti.
Il futuro è nelle tue mani: non sprecarlo. Non sprecare la tua immensa classe che potrà portarti, ne sono convinto, tra i grandi del Calcio, e ascolta chi, nonostante tutto, ti vuole un gran bene, cioè i veri tifosi, i tuoi compagni, ed anche il tuo allenatore. E non dare retta a quanti ti mette strane idee in testa al solo scopo di guadagnare popolarità e denaro.
Dunque le strade da seguire sono due: la professionalità, la serietà e la tranquillità che ti porteranno, secondo me (e non solo), all'immortalità calcistica, o la presunzione di aver già dato e di essere qualcuno che ti porterà ad avere tanti rimpianti. Non ti scoraggiare, però: come non mai queste due strade sono ben delineate, e spetta solo a te prendere quella giusta, ricordandoti di avere compagni come Zanetti, Eto'o, Milito, Samuel, Cambiasso... ed un allenatore come Mourinho, che vogliono aiutarti a crescere.
Torna a fare quello che meglio ti riesce: giocare e segnare da fuoriclasse da subito, così vinciamo Scudetto, Coppa Italia, Champions League, cosicché Lippi sia costretto a convocarti per il Mondiale e Mourinho ti dia il posto da titolare nell'Inter.
Puoi farcela, devi farcela. Ce la farai.

A nome di tutti gli amanti del Calcio, non solo interisti.

Il caimano che sale e scende

L'Italia tutta (o quasi) si è scoperta interista: come mai???

mercoledì 17 marzo 2010

CAPOlavoro

Era ora: finalmente orgoglioso di essere italiano dopo una partita di calcio. Perchè l'Inter ha battuto il Chelsea conquistando i quarti di finale della Champions League giocando bene, meritando di segnare altri gol oltre quello di Eto'o, dominando la squadra di Ancelotti per tutti e novanta i minuti. Questa volta non stiamo qui a celebrare una squadra italiana che ha vinto grazie alla grinta, al carattere, alla fortuna: no, qui vogliamo celebrare il bel gioco, il coraggio, un gruppo fantastico che in campo ha dato l'anima aiutandosi pallone su pallone.
Il trionfo dell'Inter, il trionfo di Mourinho. E' venuto allo Stamford Bridge a sfidare il Chelsea e a giocarsi una partita decisiva probabilmente anche per il suo futuro, con tre attaccanti e Sneijder. Senza paura, con sfrontatezza: voleva vincere giocando al calcio e c'è riuscito. Ma la partita di questa sera è il risultato del grande lavoro del portoghese nello spogliatoio in questi due anni: ha creato una squadra, ha fatto diventare venti o più campioni, un gruppo che viaggia compatto verso lo stesso obiettivo. Solo cosi poteva convincere Pandev, Eto'o e Sneijder a fare quel gran lavoro fatto contro Lampard e Drogba. La partita Mourinho l'ha vinta mandando in campo una squadra così aggressiva e con Pandev ed Eto'o che hanno fatto un pressing incredibile sulle fasce e Sneijder un lavoro geniale e di quantità in mezzo al campo: ogni giocata dell'olandese ha creato problemi al Chelsea.
Ho parlato con i giocatori alla vigilia di questa partita è ho capito ancora di più la grandezza di Mourinho: Lo rispettano perchè, come mi hanno detto, "lui non sbaglia nulla nella gestione del gruppo, nella preparazione della partita nei rapportio personali". Lo ha dimostrato con il caso Balotelli: non si è nascosto dietro scuse o bugie ma è uscito alla scoperto, ha affrontato di petto la situazione e non ci ha pensato due volte a lasciare a casa un giocatore che nella sfida più importante della stagione poteva essere determinante. Ha fatto capire ai giocatori che era finito il tempo di fare la balia a Balotelli e gli ha dato una responsabilità in più. "Noi siamo terrorizzati quando sbagliamo perchè lui non sbaglia mai nulla" mi hanno confessato "ma ci sentiamo anche molto responsabilizzati. Se perdiamo è colpa nostra perchè lui fa sempre il massimo".
Mourinho l'ho salutato pochi minuti prima dell'inizio della partita: lo vedevo che era felice, sicuro. Queste sono le partite che gli piacciono, questo è il clima che lo esalta. Bene per l'Inter perchè ora ha davanti cinque partite che portano alla storia.

da "VISTI DALL'ALA", di Massimo Mauro; la Repubblica

Chelsea-INTER 0-1

Partita monumentale, non c'è altro da aggiungere.
Grazie, ragazzi.
 


E ora che ci abbiamo preso gusto...

martedì 16 marzo 2010

Vomito

Non avrebbe senso dare una squalifica
a Zarate e alla società?
No, in Italia, no.
Anche la Polverini
a vedere (retrocedere) la Lazio.

Ormai è ufficiale: siamo vaccinati. Nulla ci sorprenderà più, tutto ci lascerà indifferenti. I soli indispettiti saranno i romanisti, che non la potrebbero votare comunque.
Non è mai bello generalizzare, ma vedendo certe cose è spontaneo dire: CHE PAESE DI MERDA!!!

lunedì 15 marzo 2010

Fuori

Mario Balotelli non convocato per la partita di ritorno contro il Chelsea per scelta tecnica.
Mah...

Catania-INTER 3-1

Deluso, deluso, deluso.
Muntari disastroso, Quaresma in recupero.

giovedì 11 marzo 2010

Fenomenale

Che stoppata, Lapo!!!

Per la cronaca i Lakers battono i Raptors 109 a 107, e il terzo personaggio a destra è il cantante dei Maroon 5, Adam Levine.

Apologia

A torto o a ragione mi si annovera tra i sostenitori di Mourinho (a ragione). A torto o a ragione se ne liquida troppo in fretta l'immagine come soltanto un gran comunicatore (a torto), come se poi saper "comunicare" costituisse un difetto.
Al momento ciò che mi preme rilevare è che, ancora una volta, qualcuno tra coloro che sono - o dovrebbero essere - preposti a diffondere il fair play nel calcio, piuttosto che svilirlo a sterile (e spesso pericolosa) polemica personale, ha perso una buona occasione per starsene zitto. L'Inter venerdì prossimo gioca a Catania e il Direttore Generale della squadra etnea Lo Monaco, che già ci aveva regalato quella perla di saggezza del "bisognerebbe prenderlo a bastonate sui denti" riferendosi a Mourinho, ci concede il bis dichiarando nei giorni scorsi che il portoghese avrà "venerdì una cattiva accoglienza a Catania" sopratutto perché "è antipatico e sa solo comunicare" , dote della quale Lo Monaco sembra scarseggiare. Stavolta il dg del Catania è riuscito persino a far peggio perché almeno allora aveva l'attenuante d'essere stato provocato. Le parole di Mourinho furono, è vero, offensive e gratuite, come se avesse un conto da regolare: "Non conosco nessun Lo Monaco" , ma almeno dimostravano uno stile anche nell'offendere.
Ora, lasciamo a Lo Monaco l'arbitrio d'invitare o meno a cena Mourinho per manifestargli il proprio "gradimento", ma per carità togliamogli la sensazione d'essere "importante" quando pronuncia dichiarazioni poco sensate dimenticandosi di essere il Direttore Generale e di rappresentare il Catania Calcio.
Infine tanto per dare un mio contributo al dibattito in merito a quanto Mourinho realmente valga come allenatore, mi preme far notare che ben pochi strumenti abbiamo noi "esterni" per giudicarlo: forse i risultati (in ragione dei quali direi che non è per niente male). E a chi sostiene la tesi che il portoghese sia bravo ad allenare solo squadre costruite per vincere (così come si diceva di Capello) dico che continuo a non scorgerci niente di male, tutt'altro. Poi però capita (e a me capita spesso) di parlare con giocatori che sono allenati, o lo sono stati, da Mourinho e quasi sempre senti raccontare di un tipo davvero speciale, diverso. Preparato e professionale con un carisma che secondo i "suoi" calciatori gli consente d'avere "una marcia in più" rispetto a tanti altri allenatori, alcuni dei quali vere e proprie icone, con i quali hanno avuto a che fare.
Allora si ha il legittimo dubbio che oltre il "comunicatore" vi sia molto di più, oppure si ha un illegittimo impedimento nel comprendere anche le cose che a volte si spiegano da sole.

da "VISTI DALL'ALA", di Massimo Mauro; la Repubblica

martedì 9 marzo 2010

INTER-Genoa 0-0

Hanno dato qualche segno di vita
solo quando è entrato
Quaresma,
un po' perché pronti a fischiarlo a priori,
un po' perché è stato l'unico a provare a fare
qualcosa in più del compitino.

PS: Sono con te, Sulley.

+51

...Fa 102.
AUGURONI,
 cari biscioni!!!

51

Si vocifera di un ipotetico ritorno all'Inter
dell'attaccante trascinatore del Grosseto, il cileno
Mauricio Pinilla.

Perché no?

venerdì 5 marzo 2010

La barzelletta perenne (?)

Decreti interpretativi, bestemmie punite con la prova tv, squalifiche prima inflitte poi revocate perché l'Anticristo è stato scagionato proprio dall'accurata riesamina del suo stesso labiale, insomma un ammasso di prese per il culo.

Cosa succederà domani?
La famiglia Diaz presenterà denunce a destra e a manca, in quanto parte lesa da chi si trattiene, o si sentirà una famiglia di Serie B, poiché insultata da mezza Italia? O forse farà registrare il proprio nome, ricavando da ciascuna pseudoimprecazione 10 euro?
Oppure tutti gli zii del nostro stivale scenderanno in piazza, o la politica, come solo lei sa fare, farà sentire la propria vicinanza al povero Beppe Bergomi?

Ecco queste ipotesi sono fantasiose, e di conseguenza sono fin troppo reali.

Con affetto e senza offesa: che gran paese di merda!!!

Le cose, e soprattutto certe persone devono cambiare, anzi devono alzare i tacchi.

lunedì 1 marzo 2010

Udinese-INTER 2-3

Bell'incontro. Giocato in scioltezza nel primo tempo, nonostante lo svantaggio iniziale, ma poi sofferto nella ripresa, con tanto di clamorosa traversa allo scadere del recupero.
Protagonista assoluto è Mario Balotelli, che ha segnato il goal del momentaneo pareggio rispondendo alla rete iniziale di Pepe, ha calciato una punizione da 30 metri uscita di pochissimo, ha fatto l'assist a Milito, ed ha aiutato in fase difensiva. Direi che vedere Rooney non ti ha fatto male, Mario.
Fatti regalare da Mou l'abbonamento per le partita dello United, mi raccomando, e continua così, perché la strada per il Mondiale si accorcia.

Rispetto

Nesta definitivamente rinuncia a tornare a vestire l'azzurro. Integrità, serietà e coerenza: bravo, Alessandro.

Prendiamo atto

"Scusarmi con Materazzi? Preferisco morire."
Zinedine Zidane

Bene, allora...

domenica 28 febbraio 2010

Déjà vu


Il dolore del povero Aaron Ramsey, centrocampista gallese dell'Arsenal classe 1990, e la disperazione di Ryan Shawcross, difensore dello Stoke City.
L'Arsenal, nonostante tutto, riuscirà a vincere la partita, anche grazie all'ingresso di Eduardo, che 2 anni fa (quasi) esatti ha subito un infortunio dello stesso tipo, rimanendo fuori dal campo per quasi 12 mesi.

Good luck, Aaron!!!

Chelsea-MANchester City

  • Lampard (42°), Lampard (90° rig.)
  • Tevez (45°), Bellamy (51°), Tevez (77° rig.), Bellamy (88°)
Complimentoni al MANcio, e a tutta la sua squadra.
Ma questa partita è stata una sorta di rivincita per Wayne Bridge, che con grande dignità ha evitato la stretta di mano di John Terry.


Giuliano Razzoli

Finalmente...
ORO!!!

sabato 27 febbraio 2010

BRANCAleone

  • Cristian  Ezequiel Llama (Catania): ottimo esterno sinistro offensivo, erede naturale di Vargas. Come lui ha un ottimo sinistro, tanta corsa e forte personalità. La valutazione, al momento, non è altissima, quindi sarà meglio agire con celerità, per evitare di pagarlo il doppio tra un anno. Ad intuito (e nel calcio conta) mi pare, almeno potenzialmente, migliore di Vargas, un gran bel calciatore. Infine credo che si possa adattare benissimo a fare l'interno di centrocampo (se non si intende cambiare modulo).
PS: E' argentino.

venerdì 26 febbraio 2010

Lezione di stile

Basta con le scarpette da gioco come quelle di Topolino, gialle e giuste per un fumetto, un po' meno per un centravanti. Basta con le pantofole bianche, con le ballerine rosse, basta con le tomaie fosforescenti verdine o blue-flash. Lo chiede, anzi lo intima per iscritto sir Alex Ferguson, tecnico - ma di più - istituzione del Manchester United che allena da un ventennio. La sua lettera è molto semplice: pazienza per i professionisti legati da contratto con i cosiddetti sponsor tecnici (sono loro a dettare la scellerata moda per vendere più scarpe e fare tendenza, non si capisce bene quale), ma i ragazzi delle giovanili dovranno tornare all'epoca delle scarpette nere. Serie, sobrie, eleganti. Di questi tempi, oggetti davvero "di rottura". E non si potrà mica scegliere: il manager dei rossi non dà consigli ma ordini. "Questa nuova regola vale solo per i ragazzi", spiega John O'Shea, difensore dello United, "però se non giochi bene e ti metti le scarpe fosforescenti, beh, forse dovresti evitarlo perché l'errore poi si nota di più".
Il vecchio e saggio Ferguson impartisce dunque un'altra lezione di calcio al resto del mondo, e stavolta senza bisogno di Rooney. Certo, lui è un anziano signore di un'altra era geologica, quella in cui i portieri vestivano di nero e gli arbitri idem, e magari i giocatori avevano i numeri dall'uno all'undici. Quando lo ricordi a qualcuno, passi sempre per cavernicolo ma lo stile non ha età. Sono stati gli sponsor, le aziende, le logiche del marketing a sgretolare e poi a stravolgere il rispetto anche cromatico delle regole. Il risultato è una carnevalata che farà magari vendere qualche scarpa in più, ma ha trasformato i giocatori in clown e gli arbitri in evidenziatori umani.
Per qualcuno, le scarpe sono diventate la pagina di un diario. Cominciò Roberto Baggio, facendosi stampare i nomi dei figli, ma è stato Beckham a mettere l'intero stato di famiglia sulla tomaia e per di più in rilievo. Comunque, la scarpetta colorata è un'arma a doppio taglio. Quasi sempre orrenda, sottolinea le eventuali ruvidezze del piede di chi la calza. Se uno come Materazzi si mette il pantofolone (e quando giocava invece di stare in panchina, lo faceva), è chiaro che ogni svirgolata sembrerà ancora più vistosa. C'è chi dovrebbe nascondersi i piedi, invece li tinteggia.
La vera eleganza procede per sottrazione e non per accumulo. Chi non lo capisce, continua a mettersi scarpe gialle, verdi o scarlatte, dorate o argentate (una moda presa in prestito dall'atletica leggera), oppure vira sul blu cobalto: le preferite di Cristiano Ronaldo. E c'è chi va oltre: Nicklas Bendtner, attaccante dell'Arsenal, ha scelto inquietanti scarpette rosa e poi le ha vendute su eBay per beneficenza. Anche se il colmo dell'orrore rimane la scarpa bianca, come se i prodi che la scelgono andassero in campo con i calzini: orribile e ridicolo, com'è noto, sono gemelli siamesi. Meglio il classico nero, e poi di questi tempi non c'è nulla di più trasgressivo della tradizione.

di Maurizio Crosetti; la Repubblica

In fondo sono d'accordo con Sir Alex, ma ce n'è davvero bisogno?

Occhio!!!

Nikola Zigic, attaccante serbo del Valencia.

Meglio tardi che mai

Urbano Cairo ha deciso di vendere il Toro e farsi da parte.
E' fin troppo banale dirlo, ma era ora.

giovedì 25 febbraio 2010

L'assurdo

Wayne Bridge afferma di voler saltare il Mondiale 2010 per il bene della squadra, per la  femigerata vicenda che ha travolto lui e John Terry.
Se così sarà, è bene che sia Bridge a farsi da parte, pagando le colpe altrui???

INTER-Chelsea 2-1

Grande partita, ragazzi!!!
Ma bisogna ammettere che siamo stati fortunati: questo è quanto ci è mancato di più nelle passate edizioni della Champions League, e questo mi fa pensare che possa essere l'anno buono.
Spero di non parlare a vuoto.

Da segnalare oltre alla prestazione superlativa di Lucio, Balotelli  che ci ha deliziati con dei numeri da fuoriclasse assoluto, come il colpo di tacco con cui ha saltato un certo Lampard. Lippi, sveglia!!!

domenica 21 febbraio 2010

Questa è trasparenza

"Una parola e me ne vado."
Leonardo

"Davvero?"
Silvio Berlusconi

"Pazienza, allora addio. E' stato bello."
Leonardo

"Ma no resta."
Silvio Berlusconi

"E allora che cazzo parli? Mi pigli per il culo? Devi tacere finché ci sono io."
Leonardo

INTER-Sampdoria 0-0

Partita combattuta e molto, anzi troppo nervosa, contro una Sampdoria che pareva difendere il pareggio nonostante fosse con due uomini in più (tre con l'arbitro Tagliavento).
Nei primi minuti l'Inter giocava bene, ma la Samp si chiudeva con ordine, poi una serie di ingenuità di Samuel e Cordoba, con svariate errate valutazioni dell'arbitro, hanno compromesso e rovinato la nostra partita.
Tagliavento ha sbagliato assai contro l'inter, tuttavia non doveva dare il secondo giallo a Pazzini. Tanti errori qua e là, un atteggiamento fuori luogo, e la disuniformità di giudizio ci hanno fatto imbufalire.
Abbiamo esagerato, ma noi siamo INTERISTI.
Non siamo normali. Mai. Purtroppo e per fortuna.
E quando sentiamo in lontanza una certa puzza di bruciato...

PS: Il peggiore in assoluto, comunque, è stato Pozzi, grazie al suo spirito antisportivo (e milanista).


OK, ma non esageriamo, Mou.

Scendere in basso

Lo dico sinceramente: ho provato vergogna
per te (e per il calcio).

E non sono juventino...

Napoli-INTER 0-0

Peccato. Si poteva vincere, giocando meglio (e con Balotelli, infortunato), ma abbiamo rischiato anche di perdere. Tipico match molto tattico, che il più delle volte finisce con un pareggio che non fa male (né bene) a nessuno.

venerdì 12 febbraio 2010

Perdonami il ritardo

MARIGA, buona fortuna!!!
Ci sarai molto utile.

Paese di santi, bestemmiatori e poeti

Ai bestemmiatori, coloro che pronunciano il maschile di ORCHIDEA, sarà esibito il cartellino rosso, e conseguentemente sarà inflitta una squalifica.
Ora la domanda sorge spontanea: ma se uno segna e non LO (non quello nano) ringrazia senza dire il "padre nostro" rischia l'ammonizione?
Pronta la replica di Mourinho: "Finalmente nessuno potrà invocare più il mio nome invano".
Immancabile, tuttavia, la protesta di Balotelli.

Tornando seri, dico solo che non ho neanche voglia di scrivere perché e percome quanto accaduto mi fa star male.
Per vivere bene in questo paese devi essere o straniero o deficiente o profondamente italiano. Vi auguro di non essere e di non diventare così italiani, ma anche di non sentirvi degli stranieri nel vostro paese, nonostante tutto.

PS: Essere profondamente italiani significa essere berlusconiani.

Parma-INTER 1-1

Partita della delusione, sotto vari aspetti. L'unico a non deludere, però, è stato il nostro amato Super Mario Balotelli, autore di un gol tanto bello e difficile quanto pesante. Caro Mou, Mario dovrebbe giocare di più, soprattutto oggi, considerando l'assenza di Sneijder, e i guai fisici di Eto'o, a cui un po' di riposo non guasterebbe affatto. Mi sono stufato di dirlo.
Ma l'ultima frase è rivolta a Marcello Lippi: uno come Mario non puoi fartelo scappare.

lunedì 8 febbraio 2010

INTER-Cagliari 3-0

Bellissima partita, per merito di entrambe le formazioni. Il punteggio, seppur in parte, non rende merito al Cagliari, che ha giocato senza paura più che dignitosamente, e, senza quel gol per errore annullato dall'arbitro e quella clamorosa parata di Julio Cesar su Nené, avrebbe potuto impensierire l'Inter più del previsto.
Il migliore in assoluto è stato Goran Pandev, autore di una prestazione spettacolare, ma hanno giocato molto bene, tra gli altri, soprattutto Javier Zanetti, Milito, Maicon e lo stesso Julione. Nel Cagliari il più intraprendente è stato senz'altro Lazzari. Da segnalare il debutto (in Serie A) del promettentissimo Mariga, una spaventosa pallonata presa da Muntari, e l'ennesima buona (e tranquilla) gara di Santon, che, lentamente, sta tornando a giocare come sa fare.

P.S.: Caro Marcello, ormai Davide è tra i convocati (credo), ma pensaci 100 volte prima di non chiamare il nostro Super Mario.

giovedì 4 febbraio 2010

Panna MONTATA

Al termine di una partita nella quale aveva confezionato l'assist decisivo per il gol vittoria in una semifinale di Coppa Italia alla quale l'Inter era arrivata grazie alla sua rete determinante rifilata alla Juventus sei giorni prima, Mario Balotelli si è beccato l'ennesima ramanzina da parte di Josè Mourinho. Il tecnico portoghese gli ha inflitto una sostituzione chiaramente punitiva perché il giovane attaccante era rimasto a terra a cercare la sua lente a contatto, persa dopo uno scontro con Natali, invece di rientrare in difesa per aiutare la squadra su un calcio d'angolo: "Poteva anche perdere un occhio, ma prima doveva dare una mano alla squadra che era in pericolo", ha detto lo Special One a fine partita. In quel momento sorrideva, ma qualche minuto prima non aveva assolutamente l'aria di uno che stesse scherzando: "Se Mario è arrabbiato, sono problemi suoi. L'ho tolto perché la squadra faticava a gestire il pallone. E in questo Pandev e Milito sono più intelligenti di Mario".

E' l'ultimo di una catena di giudizi ingenerosi nei confronti di Balotelli. Emblematica la stroncatura seguita alla partita casalinga con la Roma: "E' stato vicino allo zero". Nessuna clemenza anche se Mario quella sera era in campo imbottito in antibiotici. Ma evidentemente Mourinho non riesce proprio a digerire i modi del giovane attaccante nerazzurro, definiti "naif" dal portoghese che in passato ha anche attaccato con una certa ruvidezza la famiglia del giocatore. Probabilmente la si potrebbe anche definire come una spiccata propensione a ragionare con la propria testa, come dimostra la coraggiosa battaglia ingaggiata contro i razzisti degli stadi, reazioni che spesso cadono nel vuoto in un mondo abituato a convivere con certe schifezze senza reazioni eccessive. "Comunque, al di là di questi episodi, tra Mario e il mister c'è stima reciproca", prova a smorzare un amico di Balotelli. E in effetti, rispetto a un anno fa, la situazione è molto migliorata: a inizio 2009 il 19enne di Concesio veniva regolarmente escluso addirittura dalla lista dei convocati.

Adesso Mario c'è sempre, anche se il neo-arrivato Pandev lo ha già scavalcato nelle gerarchie della squadra. E dire che il numero 45 nerazzurro è stato decisivo anche nella qualificazione agli ottavi di Champions League: assist di tacco a Kiev, assist a Eto'o e punizione-gol alla Cristiano Ronaldo contro il Rubin a San Siro. Ma Mourinho utilizza con maggiore frequenza il bastone della carota. Mario, che mercoledì sera ha avuto un moto di stizza (i guanti gettati a terra e il labiale: "Ma che c... vuole questo qui"), può sempre contare su uno sponsor d'eccezione: il presidente Moratti che stravede per lui (per questo motivo l'Inter nell'estate 2007 mollò la presa su Pato), come dimostra, ad esempio, la sua presenza alla consegna di un premio al giocatore lunedì sera. Dopo aver ricevuto quel riconoscimento, Mario ha detto: "In campo non esulto perché qualche volta sono arrabbiato con gli avversari o con i compagni".
E magari, quando arriva la solita sgridata, anche con l'allenatore.

di Stefano Scacchi; la Repubblica

Senza troppi giri di parole affermo con sicurezza che non è successo nulla. Sono certo che si chiariranno con calma e serenità. Basta con i ghirigori della stampa!!!
Per Mou: fallo giocare di più, e trattalo come credi per farlo crescere.
Per Mario: fagli vedere di cosa sei capace: meriti il posto fisso, e la Nazionale.

lunedì 1 febbraio 2010

BRANCAleone


  • Jamie O'Hara (Portsmouth): Siccome sono a corto di idee, questa volta propongo di acquistare il solo centrocampista del Tottenham, classe 1986. Jamie è un centrocampista centrale completo, un giocatore sempre molto lucido, intelligente come Cambiasso, ma tecnico come Thiago Motta. L'ultima volta che l'ho visto giocare mi ha impressionato particolarmente, perché l'ho trovato migliorato e più "cattivo", e mi ha colpito per la tranquillità e la proprietà con cui tratta la palla, e per quanto sbagli poco. O'Hara è dall'inizio della stagione in prestito al Portsmouth, e mi è sembrato, nonostante la sua giovane età, quello che più lotta nella squadra, che deve disperatamente salvarsi. Dunque è un regista basso che corre quanto un mediano, che però sa fare assist e tirare come un trequartista: può giocare, ovviamente non con lo stesso rendimento, in tutti i ruoli del centrocampo. E, caro Massimo, credo che sia piuttosto abbordabile.

martedì 26 gennaio 2010

Il bollettino

  • Turni 2 di squalifica a Sneijder Wesley, colpevole di aver applaudito in maniera ironica e ripetuta sua eccellenza l'arbitro Rocchi di Firenze.
  • Turno 1 di squalifica a Lucio, colpevole di essere stato ammonito prima per simulazione -invisibile e ignota ai più-, e di aver commesso fallo di mano in area di rigore, essendo stato colpito da un pallone che gli è schizzato addosso da circa 50 centimetri di distanza nel giro di una frazione di secondo.
  • Cartellino giallo a Materazzi Marco, colpevole di aver indossato una maschera, la sua maschera, e, così facendo, il calciatore diffonde odio.
Si comunica inoltre che l'F.C. Internazionale non  intende fare ricorso, poichè ringrazia il sottoscritto, giudice sportivo, di non aver applicato delle manette ai polsi dell'olandese, e di non aver costretto il brasiliano Lucio a giocare con le braccia attaccate al corpo tramite una corda di canapa, arrotolata attorno a lui come fosse un involtino.
Il giudice fa notare che Contini Matteo e Liechtsteiner Stephan avranno diritto ad un risarcimento da parte, rispettivamente, dei calciatori Del Piero Alessandro e Peluso Federico, i quali, per aver tentato di farli inciampare a terra lasciandosi calpestare come tappeti, pagheranno entrambi un'ammenda di euro 7.000.


PS: Il sottoscritto, tipicamente persona onesta, preannuncia che con il ricavato delle multe acquisterà una Smart al proprio figliolo, e si augura che la tifoseria juventina riprenda al più presto i cori ai danni di Balotelli Mario, perché non ne può più di tirare la cinghia. A nome mio e degli altri comunico al dottor Galliani Adriano ed al cavalier Berlusconi Silvio di aver ricevuto il prestabilito compenso. Grazie.

Giampaolo Tosel

lunedì 25 gennaio 2010

Le immagini salienti








INTER-Milan 2-0

Derby bellissimo, giocato in maniera sublime dalla capolista, in inferiorità numerica per tutta la partita: all'inizio eravamo in 11 contro 12, con l'espulsione di Sneijder in 10, e con quella finale di Lucio abbiamo finito la partita in 9 contro 12. Il dodicesimo uomo del Milan? Ma è Rocchi, l'arbitro! Ha arbitrato talmente in maniera ignobile da farci venire certi cattivi pensieri, che non possono rievocarci Moggi. Prima non ammonisce Ronaldinho per un fallaccio su Lucio, poi fa ostruzione su Sneijder, nonostante abbia avuto diversi secondi per spostarsi; ammonisce proprio Lucio per una simulazione inesistente, quando invece avrebbe dovuto fischiare fallo contro Ambrosini, il quale, appena udito il fischio, stava cercando l'arbitro per scongiurare il rischio di una eventuale ammonizione; ha espulso Sneijder perché ha avuto la gentilezza di applaudirlo; e nel finale ha dato un rigore al Milan per fallo di mani ancora di Lucio, che del tutto involontariamente ha così respinto una sassata partita 50 centimetri più in là da lui.
Oltre a ciò si aggiunge una disparità di trattamento che è innegabile: insieme Borriello e Ronaldinho hanno assai vivacemente protestato, talvolta a ragione, con lui circa una decina di volte, e, casualmente, non sono stati ammoniti. I pensieracci mi sorgono spontanei, ma io mi auguro di sbagliare.
Tornando al match, ripeto che i ragazzi hanno giocato alla grande: hanno dominato quando ancora giocava Sneijder, non hanno sofferto l'inferiorità numerica,  mentre Pandev, oltre al gol, ha preso un palo clamoroso, Milito ha giocato divinamente, Julio Cesar è tornato sui suoi veri livelli di rendimento, e Maicon avrebbe dovuto dare quel pallone nel finale a Super Mario, che a porta vuota avrebbe segnato il terzo gol della nostra magica serata.
Da segnalare, finalmente, il  più che positivo rientro di Santon (per lui, per noi e per Lippi) e Materazzi che esulta dopo il fischio di fine indossando la maschera di Berlusconi. Questo derby, forse paradossalmente, è stato migliore di quello dell'andata.
Siamo troppo più forti.

INTER: 6
Milan: 0

Il prossimo passo verso il Paradiso è eliminare il Chelsea.

martedì 19 gennaio 2010

Avviso ai razzisti e agli stronzi


Continuate pure, se vi piace tanto.

Clamoroso ed esclusivo!!!

La FIFA (Federazione Internazionale Fifoni Azzeccagarbugli) ha assoloto il capitano della Francia Thierry Henry, reo di avere utilizzato la parte del corpo sbagliata al momento sbagliato nello sport sbagliato spudoratamanete. Proprio non me l'aspettavo da loro, che sorpresa.
Tornando seri, la squalifica in sé è assai discutibile ed effimera, ma in questa situazione, data la precedente condotta della FIFA, che non ha concesso il replay, né ha condannato il gesto, era necessaria una squalifica, che da simbolica doveva trasformarsi in esemplare.


ESCLUSIVA LETTERA DAL PRESIDENTE DELLA FIFA:
Noi della FIFA, si sa, facciamo quel cazzo che ci pare. Ma lo facciamo con una filosofia ben delineata: degli sfigati non ce ne può fregar di meno. Noi siamo cinici e spietati, e, cosa da non sottovalutare, non siamo ipocriti: dichiaratamente ci interessano i dollari, e guardiamo in faccia solo al più forte. Tutto il resto? E' merda... scusate, non porta abbastanza denaro, e poi così aiuteremmo i deboli e chi ha più bisogno, e non ci compete. Per la carità, la trasparenza, il rispetto, e tutte queste stronzate, al limite, c'è l'UEFA.

PS: Per il servizio che vi ho fornito, preciso che preferisco mi diate un bell'assegno.

JOSEPH BLATTER


Bari-Inter 2-2

Partita né bella né divertente, giocata tutto sommato benino dall'Inter, bene dal sorprendente Bari. Si è rischiato di perdere, ma soprattutto di vincere, considerando l'ingenuità di Samuel, l'enorme stupidaggine di Lucio, e la mancata espulsione di Bonucci da parte di Rosetti, che, devo ammettere, nonostante tutto, ha arbitrato con decenza. Nel calcio con "i se" e con "i ma" non si va da nessuna parte, ma se avessimo avuto qualche infortunato in meno e sopratutto il vero Balotelli avremmo vinto con relatica facilità.
Da segnalare, a malincuore, i paurosi regressi di Quaresma, che dopo l'eccellente esibizione contro la Fiorentina sembrava finalmente arrivato all'Inter. Certamente quell'ultimo infortunio ha fatto la sua parte, in particolare sotto l'aspetto psicologico. Riki, fatti aiutare, metticela tutta, e ce la farai.

...E ora c'è il DERBY...

mercoledì 6 gennaio 2010

Chievo-Inter 0-1

Partita tranquilla, vinta senza sofferenze con un bel gol di Balotelli. Partita tuttavia un po' noiosa e bloccata sia dal campo (lo si può definire così?) sia dall'arbitro, su cui non faccio ulteriori commenti.
Da segnalare il più che positivo esordio di Pandev, il terribile e fortuito scontro di Chivu con il valdostano Pellissier, lo spaventoso "colpo di tacco" di Lucio ai danni delle parti nobili dello stesso Pellissier, la buona partita di Balotelli, che forse volontariamente si fa ammonire, i fischi e gli ululati nei suoi confronti, disciplina da considerarsi ormai sport nazionale, l'incoraggiante rientro di Quaresma, e la calma di Mourinho.
Infine l'evento più clamoroso, e ormai insperato è l'esordio del promettente Marko Arnautovic, di cui, per diverse ragioni, posso definirmi grande aficionado.

Forza Inter!!!