sabato 17 aprile 2010

Strappo alla regola

Fossi un giovane allievo delle scuole contemporanee di giornalismo non mi permetterei un articolo come questo. Una delle prime regole che viene suggerito di adottare -mi dicono- è infatti quella di iniziare occupandosi del vincitore. Mi è accaduto invece, nel corso del pomeriggio tv trascorso nell'ombra del mitico Tommasi, di entusiasmarmi, e più di una volta, per il tennista che ha finito col perdere il match, Jo Wilfried Tsonga. Francese di ascendenza congolese, Jo ha certo approfittato della invidiabile organizzazione scolastica del tennis francese, ricopiata dalle ammirevoli strutture della grande Ecole Polytechnique. Ma, più di questa educazione tennistica, sembrano assisterlo altri talenti. La sua creatività non è infatti minore delle sue qualità atletiche, degne di un fenomeno del basket, ma non solo. Quel che pare distinguerlo da altri, sempre più omologati, addirittura robottizzati, sono i mutamenti gestuali e creativi. Per ragioni legate non soltanto a scelte tecniche, quanto a ribaditi infortuni, Tsonga non si era, sin qui, visto spesso sui campi rossi, che non sembrano il palcoscenico più adatto alla sua recitazione. E tuttavia, mi facevano notare alcuni eccellenti colleghi francesi, si sarebbe potuto, in vari modi, paragonarlo a un altro grande francese di ascendenze coloniali, Yannick Noah. Anche lui pronosticato specialista da terreni rapidi, grazie alla sua inclinazione aggressiva ed aerea: e, alla fine, vincitore proprio sui fondi meno adatti, le sabbie di Parigi e di Roma. Oggi questo ragazzone che si è comunque insediato tra i Primi Dieci aveva di fronte un tipo che di sabbia rossa se ne intende, quel Juan Carlos Ferrero detto "Mosquito", che dalle altezze del n. 1 era retrocesso nei baratri della classifica, ma che si sta ora incredibilmente riprendendo. Iniziata in modo scoraggiante, il match di Tsonga si è ravvivato nel 2° set con alcune affascinanti invenzioni, che spingevano spesso il mio partner tva equivocare sul suo nome, inconsciamente confuso con quello dell'avo Noah. L'ammirevole ritorno in partita di Jo si spegneva, purtroppo, sul traguardo, nell'istante in cui la sua creatività veniva prosciugata da quella carta assorbente dello spagnolo. Sarebbe quindi più corretto che il vecchio scriba si fosse dedicato al ritorno di Ferrero, invece che entusiasmarsi per il gioco dello sconfitto. Ma sono convinto di non sbagliarmi, nell'attendere qualche successo che consenta a tutti di occuparsi con attenzione dell'ammirazione per il nuovo Noah.

di Gianni Clerici; la Repubblica

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