mercoledì 21 luglio 2010

Poverino...

Non serviva Paul il polipo per prevedere che Berlusconi avrebbe distolto le attenzioni dalle sue difficoltà nel Milan buttandola in politica e cabaret. Meglio una barzelletta che lasciare la parola, anche una sola, a Massimiliano Allegri che è nuovo dell’ambiente e chissà cosa poteva dire: metti che sgonfiasse l’ottimismo presidenziale oppure le cifre dei sondaggi di cui Berlusconi parla sempre senza indicare la provenienza né l’attendibilità. Abbiamo assistito allo spettacolo surreale e mai visto di una presentazione nell’assoluto silenzio dei presentati. Passi per Amelia, Papastathopoulos e Yepes ma si sarebbe voluto sapere da Allegri e su Allegri qualcosa di meglio della considerazione berlusconiana: «È bello come un indossatore, avremmo dovuto farci pagare di più da Dolce&Gabbana».

Nell’irrefrenabile protagonismo, il premier non ha messo in conto l’imbarazzo del professionista che gli sedeva al fianco, sempre più a disagio. In una botta sola è riuscito a tratteggiare il nuovo tecnico come uno «yesman» di gradevole aspetto, il cui compito sarà allenare la squadra per farla giocare come vuole il Capo. Gli ha persino suggerito dove collocare Ronaldinho: dietro alle punte e guai a tenerlo fuori perché è l’attrazione del Milan. Insomma Allegri fa la figura del ragazzo di bottega cui il maestro indica dove mettere il colore. Avendoci raccontato di che pasta è fatto, l’impressione è che ieri Allegri abbia abbozzato per gentilezza: la prossima volta non lo farà. E il suo primo problema non sarà gestire i campioni, cui non è abituato, ma il presidente che ha conosciuto ieri.

di Marco Ansaldo; LA STAMPA

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