domenica 8 gennaio 2012

INTER-Parma 5-0

Calcio champagne: Milito è tornato Principe, il Pazzo continua a segnare, Ricky fa il fenomeno e Faraoni segna un gol da cineteca... cosa chiedere di più? Vincere il derby.

sabato 7 gennaio 2012

El Tanque Denis

Il gol è una cosa meravigliosa. Può sconfinare persino nella sordità assoluta, guarda cosa ti combinano le emozioni: "A me capita una cosa strana. La palla finisce in rete e di colpo non sento più niente. Mi si turano le orecchie, piombo nel silenzio assoluto. Dura almeno dieci secondi. E' come se mi esplodesse una cosa fortissima dentro e non posso più ascoltare i rumori, lo stadio che esulta, i compagni intorno... Dopo quei dieci secondi, di botto mi arriva tutto addosso e allora sì che sento lo stadio vibrare, le urla e il resto. Il gol è il massimo, una cosa incomparabile. Difficile spiegarlo se non l'hai provato".
Finora le è accaduto di rimanere sordo 12 volte, signor German Denis, capocannoniere della A. Non è un po' strana un'esplosione a 30 anni suonati?"Mica sono esploso ora. Nel 2007 avevo segnato 27 gol con l'Independiente. E' che non riuscivo a ripetermi in Italia. Al Napoli pensavo di avercela fatta, poi arrivò Quagliarella che doveva giocare e finii in panchina, allora addio. A me non è mai piaciuto fare la riserva, a nessuno. Qui all'Atalanta ho trovato la situazione perfetta. Per un centravanti la perfezione è avere la fiducia di tutti: dell'allenatore che ti sceglie come titolare, dei compagni che ti danno la palla, del club e dei tifosi".
E arrivano i gol."Che sono tutto. Per noi e per voi. Se gioco bene e non segno, voto 5,5 o 6. Se gioco male e segno, voto 7...".
In tre anni tra Napoli e Udinese aveva segnato 17 gol, ora è già a 12 in neppure metà campionato. E' cambiato qualcos'altro?"L'alimentazione".
Una nuova dieta aiuta a segnare di più?"La testa dipende dal fisico, e viceversa. In questi mesi ho imparato ad arrivare meglio alla partita, col peso giusto e tutto. Sono una buona forchetta e a volte esageravo. Poi ho visto Bellini e Manfredini: seguivano un'alimentazione particolare e ho fatto come loro. A cominciare dalla grigliata dell'asado: ormai solo una volta al mese, giuro. Carne sì, ma alternando quella bianca a quella rossa. Invece ho eliminato la pasta. Gli zuccheri e i carboidrati li prendo dalla frutta: ora ne mangio tantissima. E verdure, un sacco. Ho diminuito la massa grassa e i risultati si vedono".
Dodici gol, appunto. I tre più belli?"Al Lecce, in mezza girata volante. All'Inter, di testa. Al Cagliari, con scavetto sul portiere in uscita".
E al Milan, domenica, non vuole dare un dolore?"Ho segnato due reti al Milan, uno giusto un anno fa con l'Udinese, poi finì 4-4, e l'altra col Napoli, gol del 2-2 in rimonta al 94'. Col Milan vorresti sempre giocare, è un avversario che ti dà emozioni diverse, ci pensi tutta la settimana".
A proposito di emozioni: com'è stato andare in nazionale?"Magnifico. Nello stesso spogliatoio con Messi, uno di un altro pianeta, e tutti quegli altri fenomeni di attaccanti. Ma uno con le mie caratteristiche non c'è, per questo hanno visto i miei gol in Italia e mi hanno chiamato. Spero di arrivare ai Mondiali del 2014".
E un grande club quando?"Ora penso solo alla salvezza. Poi è chiaro, a chi non piacerebbe giocare in una grande?".
Juve, Milan o Inter?"Non mi metta in difficoltà, sono sullo stesso livello...".
Idoli, punti di riferimento?"Batistuta e Crespo. Due che infatti non hanno avuto un facile inizio in Italia...".
I migliori argentini che giocano nel nostro campionato?"Tolti noi argentini dell'Atalanta... il numero uno rimane Zanetti. Poi Lamela, talento nitido. E Milito, anche se ora è giù".
I migliori attaccanti del mondo?"Tolto Messi, dico Drogba: fisico, velocità, colpo di testa e i due piedi. Poi Rooney e Cristiano Ronaldo".
Gli allenatori della sua vita?"Burruchaga, che mi portò all'Independiente. Pedro Troglio, che mi valorizzò. E ora Colantuono, ovvio".
Il bello del calcio?"Rendere un lavoro il tuo divertimento, e fare un mestiere che ti toglie dalla strada".
Il brutto?"Certe persone che ronzano intorno a questo mondo, che stanno lì solo per spillarti soldi, o peggio. Le ho incontrate, sa".

di Andrea Sorrentino; la Repubblica

Eroe silenzioso...

Simone Farina.

domenica 1 gennaio 2012

Addio 2011 e tre

Pinne
(di squalo)
La Hong Kong Peninsula, catena di grandi alberghi, ha deciso che da domani non avrà più sul menu piatti a base di pinne di squalo. Una pinna costa sui mille euro. Ogni anno 73 milioni di squali sono catturati solo per tagliargli le pinne e ributtarli in mare vivi (per poco). Voto a Peninsula: 9.

Pirlo Andrea
(calciatore)
Del direttore d'orchestra gli manca l'uniforme, ma la Juve non si lamenta: 8,5.

Pistorius Oscar
(atleta)
Tantissima fatica, anche in campo legale, ma è stato il primo a gareggiare, con le sue protesi, in un Mondiale per normodotati. È sport, ma va oltre: 9,5.

Platini Michel
(presidente Uefa)
Penultimo avviso: aprire gli occhi. Stia attento, poi sarà difficile predicare il fair play, finanziario e no, se si lascia ingiudicata la torta di Zagabria.

Pozzo Giampaolo
(proprietario Udinese)
La sua foto andrebbe spedita a tutti i presidenti che dicono di rimetterci col calcio. Forse gli spiega come si fa a guadagnarci: 8.

Prandelli Cesare
(ct Nazionale di calcio)
Due voti: 7,5 per come s'è comportata la squadra e 9
per il tentativo di dare anche un senso etico all'idea di una nazionale non separata dalla nazione (vedi visita a Rizziconi). Giusto anche l'invito rivolto a Simone Farina di fare una visita a Coverciano, è come invitare un bambino a Disneyland. Proposta: gli faccia giocare anche qualche minuto dell'amichevole con gli Usa, avrà una maglia come ricordo tangibile e il segnale sarà ancora più forte.

Premio Bearzot
(riconoscimento della Figc)
La prima edizione in ricordo del Vecio premia meritatamente l'Associazione degli ex calciatori del Verona, presidente Nanni, vice Bagnoli e Mascetti. Si prende cura dei colleghi meno fortunati. Nanni ha copiato l'idea dal Barcellona ma nessuno in Italia ha copiato Nanni. Non è colpa sua: 9.

Qatarizzazione
(tendenza calcistica)
Dopo squadre inglesi e spagnole, ecco il Psg. Conviene prepararsi, presto arriveranno anche in Italia. Loro baldanzosi e pieni di soldi, noi meno.

Ranieri Claudio
(allenatore)
All'Inter fa quello che può (non poco, 7) ma quanto gli gioverà leggere che è stato già bloccato Spalletti?

Riccò Riccardo

(ciclista)
Game over.

Rivera Letelier Hernan
(scrittore)
"La bambina che raccontava i film" (Ed. Mondadori) è il libro, uscito da poco, di questo cileno dal talento visionario.

Sagan Peter
(ciclista)
Slovacco, classe '90, quindici vittorie. È il nuovo Gilbert? Per ora, 7,5.

Scaldacollo
(indumento)
Bollato da Ferguson e bocciato dai regolamenti. I calciatori non potranno più indossarlo. Viene il dubbio che abbia ragione Ferguson.

Simoncelli Marco

(motociclista)
In moto, tra vita e morte c'è un attimo. Poi resta solo il ricordo di un ragazzo allegro, sparito troppo presto.

Singapore

(città)
Di tutta la storiaccia in corso a colpirmi di più è che a Singapore si puntasse un milione di euro su una partita dell'Albinoleffe. Viene in mente quel dialogo di Benigni tra un faraone e un terzino della Sampdoria.

Socrates
(ex calciatore, medico)
Arriverà mai dal Brasile un giocatore che ha già letto Gramsci? Chi ha un fuoco dentro, o ne trae alimento o ci si brucia.

Spread
(parola)
Suono agro, avesse un colore sarebbe giallo cromo. È invisibile, si manifesta solo per numeri. È la parola del 2011.

Tabarez Oscar

(ct Uruguay)
Vincere la Coppa America è il suo capolavoro: 8,5.

Tevez Carlos
(calciatore)
Per me, da 7. Sicuri che sia un affare?

Thiago Silva
(calciatore)
Miglior difensore del campionato, 8.

Tommasi Damiano

(presidente Aic)
Buon esordio sulla poltrona di Campana. Chiaro nello spiegare i motivi dello sciopero. Non se ne dubitava, 8.

Trapattoni Giovanni
(ct Irlanda)
"Mi fanno ridere i colleghi che dicono che il calcio è sempre lo stesso. Dopo l'Italia ho girato Germania, Austria, Portogallo e ora Irlanda, e ogni volta ho imparato qualcosa di nuovo. Il mio segreto è l'entusiasmo". Si sente: 8.

Ultras
(varietà di tifosi)
Quelli della Juve a dar fuoco a un accampamento di zingari, quelli della Lazio corteggiati da Militia se non sono sulle pagine di sport, sono in quelle di cronaca. Nera, in genere.

Urru Rossella
(cooperante)
Liberato Azzarà, altri operatori sociali come lei sono ancora prigionieri. Non dimentichiamoli.

Usai Sandro
(barista e volontario Protezione civile)
Non mi sono mai sentito protetto da Scelli né da Bertolaso, anzi. E adesso penso che la vera forza siano i piccoli eroi di un giorno, spesso per loro l'ultimo, come Usai, morto annegato mentre cercava di salvare gli altri, a Monterosso.

Ventura Gian Piero
(allenatore)
La B non è un destino, basta avere un bravo allenatore e adesso il Torino ce l'ha. Au revoir.

Werder Brema
(squadra)
Scopre di avere un socio iscritto al principale partito di ispirazione neonazista e lo espelle. "Volevamo mandare un messaggio chiaro contro l'estrema destra", ha detto il presidente Fischer: 8.

Weylandt Wouter
(ciclista)
Una discesa, un secondo di distrazione, e poi fiori ai bordi della strada e un altro morto da piangere. È l'altra faccia del ciclismo.

Xavi
(calciatore)
Il mio personale Pallone d'oro, in forma di 9, va a lui.

Zalf Fior
(squadra ciclismo dilettanti)
In trent'anni d'attività a Castelfranco Veneto ha portato tra i pro 73 corridori (8 Mondiali vinti). Presidente onorario è Guidolin. Quando si dice lavorare bene: 8.

Zarate Mauro
(calciatore)
Dopo Reja, anche Ranieri non capisce il suo genio. O si cerca un allenatore che non comincia per R o fa un po' di autocritica: 5.

Zeman Zdenek
(allenatore)
Ci sarà un motivo se in B ci si informa prima del risultato del Pescara? Voglia di rivederlo in A o di saperlo in B? Per me buona la prima.

Zurigo
(squadra)
Solo per ricordare, nel paese dei furbi, che a volte i risultati si raggiungono anche grazie all'onestà di chi è tagliato fuori. Vedi lo Zurigo che batte il Vaslui e Lazio che va avanti in Uefa.
(3 / fine)

di Gianni Mura; la Repubblica

Addio 2011 bis

Fabris Enrico
(pattinatore)
L'eroe delle Olimpiadi 2006 (due ori e un bronzo) ha annunciato il ritiro pochi giorni fa. "Le gare mi pesano, non le sopporto più. È stato il campanello d'allarme, poi ho seguito l'istinto. Lascio con il sorriso sulle labbra". Non tutti possono dirlo e non tutti sanno capire quando è il momento: 8.

Facce
(volti)
Chi è prudente sul governo Monti dice "diamogli tempo, ma il primo risultato è che in tv si vedono meno certe facce". Senza specificare se si tratti di Berlusconi, Cicchitto, La Russa o chi. In cima alla mia lista di allergie c'è Capezzone. Svegliarsi sapendo che non vedrò tutti i giorni la sua faccia in tv è un piacere minimo, ma, visti i tempi, non trascurabile.

Faletti Giorgio
(attore e scrittore)
"Tre atti e due tempi" (ed. Einaudi) è un romanzo asciutto e teso, incentrato sul calcio scommesse e scritto prima che scoppiasse il bubbone. Un protagonista, Silver, che si fa ricordare: 8.

Farina Simone
(calciatore)
Di fronte a una proposta di combine qualche suo collega avrebbe accettato, tutti gli altri avrebbero detto "fate quel che vi pare ma io non ci sto" e uno al massimo (lui) avrebbe denunciato facendo nomi e cognomi. E
tutti a dire che non è un eroe. Certo, ma intanto è in vacanza in una località segreta, perché rischiano lui e la sua famiglia. Ecco spiegato il 9,5.

Ferguson Alex
(allenatore)
Auguri per i 70 anni. L'1-6 nel derby e l'eliminazione col Basilea sono pesanti da digerire, ma resta un grande: 7,5.

Fini Gianfranco

(presidente della Camera)
"Solo i pecorai fischiano", così ammonisce i leghisti in aula. Ma i pecorai hanno un motivo valido, quando fischiano, e se avessero un sindacato querelerebbero Fini. Va bene tutto, ma essere accostati a Calderoli e Bricolo no. Voto Fini: 5.

Ganso
(calciatore)
Concupito da mezzo mondo, deve avere un procuratore da nove. Lui, in campo, 5.

Gilbert Philippe

(ciclista)
Il migliore, in linea: 8.

Guardiola Pep
(allenatore)
Stagione da 10 e, in dicembre, un sondaggio stabilisce che è lo spagnolo più sexy. Non è colpa sua, forse è la ieraticità che riprende quota.

Guerin Sportivo
(giornale)
Il 4 gennaio compie cent'anni, record mondiale per un periodico sportivo. Voto, pensando anche al lenzuolo biancoverde che fu, 8.

Guidolin Francesco
(allenatore)
Parla la classifica: 8.

Handanovic Samir
(calciatore)
Anche le sue manone determinano la classifica dell'Udinese: 7,5.

Havel Vaclav
(scrittore e politico)
Uno da ricordare, quando nei nostri pollai si parlerà di visione alta della politica.

Ibrahimovic Zlatan
(calciatore)
Mai redditizio come nel 2011, in quarantadue partite venticinque gol. Voto 8 (tralasciando la biografia).

Idem Josefa
(canoista)
La qualificazione all'ottava Olimpiade vale come una medaglia. Anzi, per me di più: 9,5.

Klose Miroslav
(calciatore)
Mai capite le perplessità all'annuncio del suo arrivo. Si conferma quel che è sempre stato, un grande attaccante: 8.

Kombouarè Antoine
(allenatore)
Primo in classifica col Psg è silurato. Tutto il mondo è paese. Sette di solidarietà.

Lamela Erik
(calciatore)
Come per Alvarez bisognava dargli tempo. La stoffa c'è: 7.

Luis Enrique
(allenatore)
Stesso discorso. A volte un po' ingarbugliato, il disegno esiste: 7.

Malesani Alberto
(allenatore)
Non meritava assolutamente il licenziamento, altro 7 di solidarietà.

Mangia Devis

(allenatore)
Mangia il panettone in anticipo, ignorando che il derby di Sicilia porta Zamparini a zamparineggiare più del solito. Incauto ma spiritoso: 7.

Marchisio Claudio
(calciatore)
Sempre meglio, da bosco e da riviera. Oramai sarebbe facile chiamarlo Gerrisio, fondendolo con Gerrard. Riscontrando tratti nobili nel suo incedere, lo chiamerò, alla francese, Marquis: 8,5.

Messi Lionel
(calciatore)
Si segnala ai cultori la prima biografia in italiano: "Messi" di Luca Caioli (Ed. Dalai).

Mohamed Bouazizi
(ambulante)
Il suo darsi fuoco innesca le manifestazioni che, in molti paesi del Nord Africa, saranno chiamate Primavera. Mesi dopo, purtroppo, di primaverile non si vede molto.

Monti Giangilberto
(cantautore e scrittore)
"Maledetti francesi" (Ed. NdA Press) racconta gli chansonnier di un secolo, da Aristide Bruant a Renaud. In mezzo, una marea di mostri sacri. Testo fondamentale per amatori e nostalgici: 8,5.

Moretti Mauro
(a. d. Fsi)
Ma guarda: i viaggiatori di livello standard dovranno restare ai loro posti, vietato accedere ad altri livelli, incluso il vagone ristorante. Accontentarsi del carrellino. "Scelta di marketing" dicono quelli dei treni. Scelta di classe, direi io. Con un voto standard: 0,5.

Muriel Luis
(calciatore)
Tecnica invidiabile, deve migliorare sotto porta. Scommettiamo che torna a Udine? 7,5.

Nazionale Femminile
(ginnastica ritmica)
A Montpellier vince i Mondiali per il terzo anno di fila ed è tra le favorite olimpiche. Brave ragazze, davvero, 9.

Nazionale Femminile
(pallavolo)
Le azzurre intascano Coppa del mondo e qualificazione olimpica. Brave anche loro: 9.

Negri Rino
(giornalista)
Da dilettante correva contro Coppi, poi è entrato in "Gazzetta" e ci è rimasto una vita. È morto a fine novembre, gli sia lieve la terra. Al Giro del '65 mi ha spiegato il mistero dei rapporti (il mitico 54x13) e quando era opportuno fiondarsi nelle camere dei ciclisti (allora si poteva). A quel periodo lontano e a tutti quelli che m'hanno insegnato qualcosa del mestiere (allora si faceva) penso spesso con gratitudine.

Occhiolino
(di Vida a Gomis)
La partita tra Dinamo Zagabria-Lione continua a puzzare, la strizzatina complice l'hanno vista tutti tranne che l'Uefa. Possibile? Pare: voto 0.

Parolo Marco
(calciatore)
Uno dei misteri del mercato. Tanti lo volevano, è rimasto al Cesena. Voto 7.

Petardi
(è materiale esplosivo assortito per fine anno)
Vietati in molte città perché provocano danni agli animali domestici. Giustissimo. Evidentemente non era sufficiente che provocassero danni anche agli esseri umani.

(2/continua)
di Gianni Mura; la Repubblica

Addio 2011

Abete Giancarlo(presidente Figc)
Avocando il fascicolo che riguarda una squadra dilettantistica lombarda, multata e penalizzata perché si era rifiutata di giocare dopo la morte di un suo dirigente a bordo campo, dimostra sensibilità e desiderio di una giustizia giusta. Di cui c'è molto bisogno. Voto (temporaneo) 7,5.

Adriano
(calciatore)
Stavolta è una quasi omonima, la giovane brasiliana Adriene, ad accusarlo di averle sparato a una mano. Lui dice che è stata lei a spararsi. Indagini in corso, ma non sarebbe meglio uscire disarmati, specie se attiri le grane con tanta frequenza? Voto 4

Altropallone
(premio)
I premiati per l'impegno a favore dell'infanzia disagiata saranno, dopo il derby di Milano, Cordoba e Seedorf. Ottima scelta, ha commentato il presidente della giuria. Io. Voto ai due: 8.

Alvarez Ricky
(calciatore)
Definito "non da Inter" troppo velocemente, un po' alla volta sta venendo fuori e merita un 7 di incoraggiamento.

Ancelotti Carlo
(allenatore)
Dice che punta a una panchina inglese e si piazza a Parigi. Scelta tecnica o gastronomica? Il dubbio è forte, il voto non c'è, l'ingaggio (6 milioni) sì.

Apoel
(squadra cipriota)
Ha passato il turno di Champions. Allenatore serbo, sei brasiliani, tre portoghesi, due greci, un belga, un uruguayano, un argentino, un macedone, un bosniaco, un franco-algerino. E un solo cipriota, il capitano. Una storia da raccontare ai nipoti: 7,5.

Arminio Franco
(paesologo)
"La paesologia è una via di mezzo tra l'etnologia e la poesia", dice. Bello il suo libro "Terracarne" (Ed. Mondadori) col racconto delle sue visite ai paesi abbandonati, del tutto o quasi, e a quelli troppo cresciuti. Voto 7.

Arrigoni Francesco
(giornalista)
Critico enogastronomico duro e puro in un ambiente dal compromesso facile. Morto all'improvviso, a cinquantun anni. Ci mancherà molto.

Arrigoni Vittorio
(pacifista)
Brutto destino, ammazzato nella striscia di Gaza da quelli che voleva difendere. Gli sopravvive il suo messaggio: "Restiamo umani".

Atalanta
(squadra di calcio)
Doni potrebbe essere l'anticipo della valanga, ma il voto (8) si riferisce solo a quello che ha fatto vedere sul campo da settembre a oggi. Ammirevole.

Bale Gareth
(calciatore)
Bella corsa e facilità di tiro a rete. È molto più di una promessa questo ragazzo del Tottenham.

Balotelli Mario
(calciatore)
Ha più influenza su di lui Mancini o Prandelli? Intanto 7, perché qualche progresso si nota, ma è meglio non esagerare con gli entusiasmi.

Block Giovanni
(cantautore)
Il suo primo cd, "Un posto ideale" gli vale un 7,5. "Ha dei numeri" si diceva al Club Tenco dove esordì ventenne e questo flautista napoletano continua ad averli.

Boateng King Kevin
(calciatore)
Caldeggia l'ingaggio di Tevez: "È cattivo, è perfetto per stare coi bad boys come Ibra, Binho, me e Cassano". Su questo mi piacerebbe sentire il parere di Paolo Maldini. "Il Milan ha bisogno di caratteri forti, come Pato". Questo sì che è uno scoop. "È bello vedere i bambini con la maglia numero 27 e i capelli come i miei". Purché non comincino a farsi tatuare. Voti: 7 al calciatore e 4 all'esternatore.

Bocca Giorgio
(giornalista)
Il vento fischia ancora e morto lui ci si sente un po' più esposti. Il resto è stato già detto in questi giorni.

Bonatti Walter
(alpinista e scrittore)
È il caso che mette vicini due italiani innamorati della giustizia, della libertà e della montagna. Due con cui è stato bello dividere un pezzo, pur piccolo, di strada.

Buarque de Hollanda Chique
(cantautore e scrittore)
Sommo, per poliedricità e ispirazione. Nei cent'anni dalla nascita di Amilcare Rambaldi, il fondatore, il Club Tenco ha pubblicato un doppio cd, "Ciao ragazzo" (Alabianca). In uno canta Chico, nell'altro le sue canzoni sono interpretate da amici italiani: Vanoni, Jannacci, Capossela, Giorgio Conte e altri. Voto 9.

Buso Sergio
(allenatore)
Caratteristica: il silenzio. Quando giocava in porta lo chiamavano Buster Keaton, poi Treccani per la cultura calcistica (migliaia di schede messe da parte). È stato vice di Donadoni, anche agli Europei del 2008. "Era un uomo puro, onesto e serio", ha detto Donadoni ai funerali. Gli piaceva la storia. Il gioco sulle fasce l'ha inventato Annibale a Canne, diceva. Se n'è andato in silenzio alla vigilia di Natale. Leucemia. I tre aggettivi di Donadoni sono esatti, niente va aggiunto.

Chacho Lydia
(giornalista e scrittrice)
"Fare il giornalista in Messico significa uscire la mattina e non sapere se la sera torni a casa". Nel libro "I demoni dell'Eden" aveva svelato una storia molto ramificata di corruzione, pedofilia, politica e narcotraffico. Per questo è stata sequestrata e maltratta dalla polizia di Puebla. "Memoria di un'infamia" (Ed. Fandango) racconta l'esperienza. Ed è fortunata a poterla raccontare.

Calderoli Roberto
(politico)
Ho avuto un'illuminazione vedendolo soffiare in un fischietto, le gote rubizze, lo sguardo compiaciuto. È la cosa che gli riesce meglio. Continui così. Voto di incoraggiamento: 2.

Campagna Sandro
(ct Naz. maschile pallanuoto)
Vinti i Mondiali, più un posto a Londra. Settebello da 9.

Cavani Edinson
(calciatore)
Col Napoli, ventinove gol nell'anno solare. Abramovich fa sapere di aver messo da parte 50 milioni per lui. Mi sa che De Laurentis lo cederà. A prescindere, 8.

Cheseto Marko
(atleta)
Kenyano, ventott'anni, non di primissima scelta sulle lunghe distanze, ma una borsa di studio all'università di Ancorage (Alaska) è pur meglio di niente. Esce vestito leggero dall'aula e lo ritrovano dopo tre giorni, i piedi tanto congelati da essere saldati alle scarpe da ginnastica. Glieli amputano. "Mi scuso per i problemi che ho creato" dice appena riprende conoscenza.

Classe
(sostantivo)
Sparisce dai treni, dove si parlerà di livelli o ambienti. Ma resta nella definizione di obesità, che prevede tre classi in base all'Imc (Indice di massa corporea). In Italia siamo cinque milioni di obesi, con una crescita dell'1,5 per cento rispetto al 2002. Dall'8,5 al 10 per cento. Un bruscolino, rispetto agli Usa (+ 11,4), del Brasile (+7,6) e perfino della Cina (2,5). Ennesima dimostrazione che siamo un paese povero, ma sempre interessante per le case farmaceutiche. Basta abbassare i parametri, cosa già fatta con pressione arteriosa e colesterolo, e qualche migliaio di sani si scopre malato da un giorno all'altro. Elementare, Watson.

Colic Velibor
(scrittore)
Bosniaco, vive a Parigi. "Gesù e Tito" (ed. Nikita) è il suo ultimo libro, un romanzo di formazione, tenero e crudele. Nella Jugoslavia pre-guerra, un bambino di madre cattolica e padre comunista sogna di diventare brasiliano e calciatore. Voto 7,5.

Contador Alberto
(ciclista)
Clenbuterolo, chi era costui? La sentenza per fatti risalenti al Tour 2010 si fa aspettare troppo. Il rischio è che, quale che sia, non venga creduta.

Conte Antonio
(allenatore)
Il 4-2-4 no, ma in questa Juve ha messo molto di suo: l'aggressività, la voglia di imporre il gioco e di subirlo il meno possibile, la capacità di farsi seguire dai giocatori. Un 8 se lo merita.

Cotterill Steve
(allenatore)
Ha vietato l'uso di Twitter ai calciatori del Nottingham Forest. Un mito, 8.

Crozza Maurizio
(attore)
Non so se l'umorismo satirico in tv si sia mai spinto più lontano: lui in veste di Papa che canta "Don Raffaé" col testo rifatto su Don Verzè, vedete un po' voi. Il testo, succoso e metricamente impeccabile, è di Alessandro Robecchi. Un babà (chissà se è già arrivata la querela).

Cruijff Johan
(ex calciatore)
Critica il ritorno di Van Gaal, polemizza con Davids e si prende del razzista, l'Ajax sta pensando se farlo fuori dal consiglio. La vita tranquilla non fa per lui. Voto difficile: 6,5 perché pure a me non va a genio Van Gaal.

D'Avanzo Giuseppe
(giornalista)
Rigorose e vigorose, così erano le sue inchieste. Altri sui giornali ne scriveranno altre, la specialità non è morta anche se non sta troppo bene. E non sarà la stessa cosa.

Di Natale Antonio
(calciatore)
Una carriera tra Empoli e Udinese in cui brilla come goleador. Poco tentato dagli squadroni, sospetto che sia un saggio. Con Balotelli può fare un bel tandem in azzurro. Voto 8.

Dotto Luca
(nuotatore)
Inatteso il suo argento sui 50 metri sl ai Mondiali, forse per questo anche più bello. Il ragazzo è spiritoso e simpatico, il che non guasta mai: 8,5.

Esultanza
(manifestazioni di)
"Ai si eu te pego" (Oh, se ti prendo) è il ritmo su cui festeggia lo sport, il calcio in particolare. Ha cominciato Neymar in ottobre, poi Cristiano Ronaldo e Marcelo, poi André Santos, poi Simao e Cleyton. In Italia è stato battezzato da Thiago Silva, Pato e Robinho col Chievo, poi Doumbia e Wagner Love col Cska a San Siro, poi Mutu, poi Isla e Armero, infine Candreva. Si sono adeguati i cestisti del Denver Nuggets. Nelle categorie minori hanno dato il loro contributo Juve Stabia, Foggia e Salerno. Si consiglia l'ingaggio di un coreografo per squadra: può variare il movimento senza palla aumentando il tasso di spettacolo. Chi vuol esser lieto sia, per carità, ma pensare agli altri, mai?

Evans Cadel
(ciclista)
Al Tour, finalmente, una vittoria del ciclismo pulito: 9.

(1/continua)

di Gianni Mura; la Repubblica

Forza Inter bis

domenica 25 dicembre 2011

Forza Inter

Simulatore

L’«ufficio» di Fernando Alonso e Felipe Massa a Maranello è una cabina nera che sembra uscita da un film di alieni e oscilla su sei bracci telescopici. Si chiama simulatore di guida: un sistema che sta ai videogiochi come una Formula 1 a un’utilitaria. Oggi che i test in pista sono proibiti, è qui che i piloti si allenano, sviluppano la vettura e la preparano per i gran premi. La Ferrari per la prima volta l’ha fatto provare a quattro giornalisti dopo una selezione sul simulatore statico della pista di Fiorano. Il mio tempo sul circuito virtuale è 1’08’’, quello di riferimento del collaudatore Andrea Bertolini 59’’. Promosso all’«astronave».

L’ingresso avviene attraverso una botola. L’ingegnere mi consegna il casco, mi fissa le cinture di sicurezza e mi dà le istruzioni base: «Le gomme sono già calde, per frenare dai un pestone forte al pedale, ma non rallentare troppo sennò il motore stalla. E non toccare i pulsanti sul volante: non hai il tempo per capire come funzionano». Suggerimento superfluo: non mi sarei mai sognato di complicare una situazione già così complessa. Il test può cominciare: la stanza, grande come mezzo campo da tennis, è buia. Le uniche luci, oltre al maxischermo a 180 gradi che mi spalanca davanti la pista, sono i led sul volante. Un impianto home cinema fa vibrare il motore otto cilindri virtuale. Partenza lanciata, curva stretta e lungo rettilineo dove è un piacere cambiare fino alla settima. A 150 metri da un tornante, lanciato a 300 chilometri orari, mi sembra una buona idea frenare. Non lo è: premo il pedale sinistro (serve una pressione di 100 chili) e a 50 metri dalla curva mi ritrovo quasi fermo e con il motore spento. La voce paziente dell’ingegnere via radio mi avvisa: «Ricominciamo». Ricominciamo: curva stretta, rettilineo, frenata meno brusca e... prato, testacoda, la pista scomparsa, l’abitacolo che trema. L’unica notizia consolante è che il motore è rimasto acceso. «Bisogna frenare forte quando la velocità è elevata e diminuire la pressione sul pedale quando si rallenta e il carico aerodinamico diminuisce», mi spiegheranno poi davanti ai risultati della telemetria. L’esatto contrario di quanto si insegnava a scuola guida prima che venisse inventato l’abs.

Ritrovato l’asfalto, cerco di domare questo mostro imbizzarrito che a ogni accelerata minaccia di sbandare e a ogni frenata di spegnersi. Il movimento della cabina non si avverte: il mio cervello è convinto di essere su una monoposto vera. La difficoltà successiva è il tratto in salita sul ponte: la pista non si vede, perché la posizione di guida è infossata. Casualmente scelgo il punto giusto di staccata, ma mi domando come faccia un pilota in gara ad avere i punti di riferimento. Mi racconteranno della tecnica usata da Mika Hakkinen: un’ora prima del via si chiudeva in una stanza buia e ripassava mentalmente il percorso. Proseguo senza grossi problemi, anche se l’alta velocità è una roba differente. L’esperienza dura tre giri, il migliore in 1’20’’. L’unica consolazione, quando scendo, è non avere problemi di stomaco. «Raikkonen al simulatore si sentiva male» è la frase più incoraggiante che riescono a dirmi i tecnici al muretto. Già, però lui è Kimi Raikkonen.

di Stefano Mancini; LA STAMPA

INTER-Lecce 4-1

Segnano un po' tutti: si sblocca Milito, Pazzini dedica il gol al figlio appena nato, Cambiasso entrando dalla panchina e un ottimo Alvarez. Il povero Forlàn becca due pali.

Cesena-INTER 0-1

Tanto brutta quanto pratica.

venerdì 16 dicembre 2011

O.M.

Per carità, non ci si può lamentare di trovarsi il Marsiglia negli ottavi di Champion, ma peggio non poteva andare considerando le altre possibilità.

martedì 13 dicembre 2011

Genoa-INTER 0-1

Ora la classifica inizia a farsi guardare. Continuiamo così e sarà sempre più bella.
Ancora in rete Yuto con un colpo di testa su assist si un più che discreto Ricky Alvarez che ha preso anche un palo su uno splendido tiro dai 30 metri. Buona la prima di Poli, anche se relegato sulla fascia sinistra e ottimo il rientro del Cacha Forlàn.

Tavolo della pace

Weilà, domani 14 dicembre 2011 c'è una grande festa: Moratti porta il panettone, Agnelli lo spumantino.

lunedì 12 dicembre 2011

INTER-Fiorentina 2-0

Una vittoria rassicurante, anche se contro un avversario piuttosto sommesso.
E martedì c'è il recupero contro il Genoa. Vincere, vincere, vincere per salire in classifica.

venerdì 9 dicembre 2011

City of Manchester

Dei novanta minuti che hanno sepolto Manchester tre finali con una vittoria nelle ultime quattro Champions League per lo United, 326 milioni di sterline investite in tre anni di mercato dal City - rimangono due fotografie. La prima, Basilea. È lo scatto di un ragazzo goffo a due metri dalla porta. La palla gli rimbalza davanti e il ragazzo la deve solo spingere dentro. Invece calpesta il fango e la liscia come un dopolavorista. Lui è Wayne Rooney, il simbolo del tutto e del niente dell’incompleta macchina da guerra di Sir Alex Ferguson, un quarto di secolo di panchina con i Diavoli Rossi e solo tre volte fuori dal G-16 del pallone negli ultimi diciassette anni. Rooney fa una smorfia dolorosa e ha lo sguardo fisso, come se avesse gli occhi di una statua di terracotta. Nei tabloid del Regno Unito la didascalia che racconta la scena è un virgolettato virtuale, un fumetto che gli esce dalla testa: «Davvero sono io, siamo noi, questi qui?». Non è l’immagine di una sconfitta, ma di una ritirata, della rinuncia alla grandezza di un tempo.

La seconda, Etihad Stadium. È un primo piano di Adam Johnson. C’è stupore anche sul suo volto e lui sembra portarsi addosso la stanchezza involontaria di chi è condannato a un’insonnia perenne per un errore che non riesce a perdonarsi. Johnson fa un segno con le mani: 2-0. Non parla dei gol che i suoi compagni hanno segnato al Bayern, ma delle reti di quel Napoli piuttosto favoloso che li sta buttando fuori dal loro sogno. Scansatevi, tocca a noi. Anche questa non è l’immagine di una sconfitta. Di uno spreco, piuttosto. E così, anche se una città intera è costretta a farsi da parte, la prospettiva non è la stessa. Ognuno si aggrappa a quello che ha, sir Alex Ferguson il passato, Roberto Mancini il futuro. Basta ascoltare le parole dei loro giocatori per capire.

Patrice Evra, allo United dal 2006, dice: «È una vera catastrofe. Siamo tristi, è imbarazzante giocare in Europa League. Ma abbiamo meritato di uscire». Come se il nuovo progetto fosse precipitato prima di iniziare. Finita l’era di Paul Scholes doveva arrivare Sneijder, oppure Nasri. Invece l’americano Malcolm Glazer, schiacciato dagli interessi che deve ogni anno alle banche per un club dal valore di un miliardo e mezzo di dollari che nel 2005 ha deciso di comprare a rate, ha guardato Ferguson e gli ha detto: «Linea verde». Sir Alex si è adeguato. Ha preso De Gea in porta al posto di Van der Sar e ha dato spazio a Smalling in difesa. Proprio i due che in Svizzera l’hanno tradito. Anche Roy Keane, che era uno dei suoi avvelenati ragazzi, forse il più cattivo, ha provato a dirlo ai microfoni di ITV: «Lo United è fuori perché lo merita». Il Vecchio Maestro si è risentito. Convinto che il mondo possa essere guardato da un punto di vista oggettivo e di essere lui la persona giusta per farlo ha replicato rinfacciando a Keane i suoi fallimenti da allenatore: «Mi stupisce che Roy parli. Lui c’è stato in panchina e si è accorto di quanto è complicato. I nostri ragazzi stanno crescendo. Sarà come è sempre stato. Torneremo grandi. È la storia che lo dice». Ha voltato le spalle ed è andato via snobbando i giornalisti che gli chiedevano: «Scusa Fergie, non credi che sia arrivata l’ora di passare il testimone?». Fesserie. Per lui la vita senza il pallone sarebbe un errore. Eppure in campionato non domina più, in città è la seconda squadra, l’Europa lo ha espulso e neppure la società se la passa troppo bene. «Ci hanno dati per morti tante volte».

Vincent Kompany, il capitano del City, dice cose diverse. «Siamo fuori, è doloroso. Ma ora vinciamo quello che resta da vincere. Il campionato e l’Europa League». I soldi dello sceicco Mansour non hanno ancora portato i giocatori del City sullo stesso pianerottolo del Barcellona, ma li hanno fatti sentire sullo stesso ascensore, un gruppo in salita, una squadra che vende Tevez e compra Aguero e che se ha bisogno di un centrocampista va a prendere Nasri dall’Arsenal. Miglior attacco e miglior difesa del campionato. Anche se Jens Lehmann, tedesco ex portiere dei Gunners, giura che quelli del City sono solo «noiosi dilettanti. Hanno sempre la palla tra i piedi e non concludono nulla, mentre il Napoli ha cuore e passione». Mancini non gli risponde. «Nel 99% dei casi con dieci punti si passa. Il Napoli ne ha fatti undici, complimenti a loro. Una lezione che serve. La vita prosegue». Non importa se questa notte sembra una cupa sfilata di vinti che smentisce i progetti di gloria, c’è solo una metà di Manchester che ha paura del domani. E non è la sua.

di Andrea Malaguti; LA STAMPA

Dinamo Zagabria-Olympique Lione 1-7

La farsa. Questo non è calcio. Onore all'Ajax.

giovedì 8 dicembre 2011

Spaccanapoli

Battuto due reti a zero il Villareal e storica qualificazione agli ottavi
di Champion League ottenuta meritatamente.
Un applauso però anche alla sportività di Roberto Mancini,
allenatore del Manchester City.

INTER-CSKA Mosca 1-2

La preoccupazione mi assale.

lunedì 5 dicembre 2011

La prima volta del Capitano

Se chiedessero oggi a Javier Zanetti della sua prima volta, il trentottenne capitano dell’Inter, furlàn di origine, sarebbe incerto: mi chiederanno di quella o di questa? Quella è lontana nel tempo, probabilmente, e assai intima per divulgarla; questa l’ha fatta sotto gli occhi di tutti, spettatori e telespettatori del secondo tempo di una giornata calcistica che di tempi ne ha cinque e dura, colpevolmente, dal venerdì sera al lunedì sera, un’eternità che non aiuta la comprensione.

Questa è la prima volta del cartellino rosso: Javier Zanetti è dal 1995 all’ Inter, prima di Mancini, prima di Mourinho, prima degli scudetti ritrovati (e anche trovati, come quello del 2006) e in campionato non gli era mai successo.

Accadde a San Siro, la sera del 3 dicembre, giorno compleanno di un fatterello che ha cambiato la vita di noi tutti: il 3 dicembre 1992 venne inviato il primo sms della storia con scritto semplicemente “Merry Christmas”. Ora la data sarà ricordata anche per la prima espulsione di Javier Zanetti che magari non avrà compagnia fino al ritiro e resterà unica. Il capitano ha appena festeggiato la sua gloria di bandiera stampando un libro che si riferisce alla sua alta fedeltà e al traguardo già superato delle 757 partite.

Per rendere meno amara la giornata Julio Cesar parava il conseguente rigore che Di Natale, che aveva già ispirato il gol poi vincente di Isla, sbagliava. Rovesciamento di fronte e rigore per l’Inter. Il portiere dell’Udinese prima in classifica pro tempore non doveva fare nulla: faceva tutto Pazzini scivolando sul dischetto e mandando il pallone, come fosse un vecchio Shuttle, in direzione Luna. E’ il calcio, bellezza.

di Piero Mei; Il Messaggero